“Chi ha piazzato quell’ordigno conosceva i miei movimenti.” Così Sigfrido Ranucci, volto storico di Report e giornalista d’inchiesta tra i più noti in Italia, ha raccontato in prima persona il drammatico attentato di cui è stato vittima nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 ottobre. Un esplosivo artigianale di un chilo è stato fatto detonare davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, frazione di Pomezia, provocando danni all’auto, al cancello e a una seconda vettura della famiglia.
Un attentato che “avrebbe potuto uccidere”, come sottolineato dalla redazione di Report nei primi post diffusi sui social, e che ha scosso non solo il mondo del giornalismo ma anche le istituzioni. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso “severa condanna” per il gesto intimidatorio, definito “gravissimo” anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Hanno aspettato il mio ritorno a casa”
Ospite nella trasmissione “Il cavallo e la torre” su Rai3, condotta da Marco Damilano, Ranucci ha ricostruito l’accaduto: “Mancavo da casa da quattro giorni. Sono rientrato e dopo 40 minuti è esplosa la bomba. Era posizionata proprio davanti all’ingresso, nel punto dove passo ogni volta. Questo dimostra che chi ha agito conosce bene le mie abitudini. L’ordigno non era telecomandato, ma aveva un innesco temporizzato: è stato attivato con precisione, quando non c’era nessuno nei paraggi”.
Le immagini dell’auto sventrata e del muro danneggiato hanno fatto rapidamente il giro del web, mentre le indagini si sono concentrate sul tipo di esplosivo utilizzato – probabilmente polvere pirica ad alto potere detonante – e su una Cinquecento X rubata, trovata poco distante, poi risultata priva di esplosivi.
Indagini della DDA e minacce pregresse
Nel pomeriggio successivo all’attentato, Ranucci è stato ascoltato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, confermando di aver già sporto denuncia per almeno quattro minacce gravi ricevute a partire dal 2021. “Ci sono quattro-cinque tracce importanti, ma per ora tutto ruota sempre attorno agli stessi ambiti”, ha riferito dopo l’audizione.
Nel recente passato, il giornalista aveva già subito pedinamenti, messaggi intimidatori e persino il ritrovamento di proiettili di P38 nascosti vicino casa. “Tutti episodi denunciati,” ha ricordato, spiegando che molti sono avvenuti in concomitanza con inchieste su temi delicati, come il caso Moro, l’uccisione di Piersanti Mattarella e i legami tra mafia, servizi deviati e ambienti eversivi.
Il presidio e il sostegno dei cittadini
Nel giorno successivo all’attentato, un presidio spontaneo di solidarietà si è formato davanti alla sede Rai di via Teulada. Ranucci ha salutato i manifestanti visibilmente emozionato, ringraziando con un lungo applauso le persone che lo hanno accolto con lo slogan: “Noi siamo la scorta.”
“La paura è un sentimento umano, serve a proteggere chi ci sta vicino, ma non può fermarci”, ha dichiarato il giornalista. E ha aggiunto: “È stato bello sentire i miei figli dire di essere fieri di me. Lo sono anch’io di loro.”
Le reazioni delle istituzioni e le misure di sicurezza
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato un rafforzamento delle misure di sicurezza attorno a Ranucci e alla sua famiglia. Sull’episodio indagano i carabinieri della compagnia Trionfale, gli artificieri e la Digos di Roma. Un testimone ha riferito di aver visto un uomo incappucciato nei pressi dell’abitazione poco prima dell’esplosione, ma al momento le immagini utili alle indagini sono poche: l’unica telecamera vicina si troverebbe a 50 metri di distanza, installata su un semaforo.
Il procuratore capo Francesco Lo Voi ha parlato di “atto gravissimo” e ha invitato a non sottovalutare la portata dell’attacco: “Spero si tratti di un episodio isolato e che non si torni ai tempi bui degli attacchi alla stampa.”