Il Giubileo attrae viaggiatori oltre il pellegrinaggio

Spiritualità, cultura e gusto spingono i visitatori in Italia

Giubileo dei Giovani

Non solo pellegrini: il viaggiatore del Giubileo si muove per spiritualità, ma anche per scoprire l’Italia. Secondo una ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, realizzata dal centro CeRTA e da Cattolica per il Turismo, solo il 15% dei visitatori giubilari si identifica unicamente come “pellegrino”. La maggior parte vive l’Anno Santo come occasione per una esperienza spirituale multiforme.

Il Giubileo della Speranza ha intercettato un ampio interesse sia in Italia sia all’estero, stimolando modelli di viaggio che uniscono fede, cultura e svago. L’identità del viaggiatore spirituale oggi si declina in molte forme, che vanno ben oltre l’immagine tradizionale del pellegrino.

Viaggi lunghi, spese consistenti e mete multiple

Il Giubileo si rivela anche un motore di turismo diffuso. La permanenza media in Italia per i visitatori internazionali è di circa otto giorni, con oltre il 90% che visita altre città oltre Roma. Tra le mete più citate figurano Assisi, Milano, Napoli, Firenze e Venezia.

I viaggiatori europei si distinguono per una spesa più elevata: oltre il 52% supera i 1000 euro, con un picco del 71% tra i francesi, arrivando fino a 3000 euro. Gli alberghi sono la scelta preferita per gli stranieri (dal 43% dei tedeschi al 55% degli spagnoli), mentre gli italiani prediligono i B&B (39%).

Audiovisivi, spiritualità e turismo esperienziale

Un aspetto rilevante è il ruolo dei contenuti audiovisivi nella motivazione al viaggio. Documentari, film e serie hanno influenzato la scelta del Giubileo per il 71% degli inglesi, il 61% dei tedeschi e il 54% degli italiani, confermando la forza della narrazione visiva.

Il viaggio durante l’Anno Santo, pur restando centrato sulla spiritualità, si arricchisce di esperienze culturali, artistiche e gastronomiche. Oltre il 50% dei partecipanti ha indicato l’interesse per l’arte e il cibo come componenti essenziali. Particolare è il caso dei viaggiatori che si riconoscono nel profilo “eremita”, tra i quali il 50% predilige un turismo slow & green, attento ai ritmi naturali e alla sostenibilità.

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