Ostia, parte lo sgombero delle case Armellini: 100 famiglie saranno trasferite

Dopo anni di incertezze e contenziosi, il Comune avvia il piano di rilocalizzazione: le prime famiglie già in partenza per Dragoncello

ostia, Auto contromano Ostia

A Ostia Nuova si apre un nuovo capitolo nella lunga e travagliata storia delle “case di sabbia”. A seguito di due perizie tecniche – una commissionata dalla proprietà e una dal Comune – Roma Capitale ha deciso di avviare lo sgombero di 100 famiglie dal lotto G, una delle aree più degradate del complesso costruito negli anni ’70 da Renato Armellini. Le prime 29 famiglie lasceranno le abitazioni entro novembre 2025, per trasferirsi a Dragoncello, in appartamenti ex Inps già ristrutturati e acquisiti ufficialmente nel 2023. L’obiettivo dell’amministrazione è completare il trasferimento dell’intero lotto entro settembre 2026.

La decisione, formalizzata con una direttiva firmata dall’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, arriva dopo anni di stallo e tensioni burocratiche, durante i quali le 54 palazzine del comprensorio hanno continuato a deteriorarsi, mentre il Comune pagava un’indennità di occupazione da oltre 4 milioni di euro all’anno alla società “Moreno Estate Srl”, erede dell’impero immobiliare di Armellini. A preoccupare maggiormente sono le condizioni statiche delle palazzine 1 e 3, ma l’intero lotto G è stato definito “critico” dal punto di vista strutturale.

Il piano del Comune prevede tre fasi principali. Oltre al trasferimento già in atto dei primi 100 nuclei familiari, verranno effettuate nuove ispezioni nei lotti N e H, altri due comparti in condizioni degradate. Se anche in questi casi emergeranno gravi criticità, l’amministrazione è pronta a intervenire “in danno”, anticipando i costi dei lavori e poi rivalendosi sulla proprietà.

Il terzo step, il più complesso, prevede l’elaborazione di un cronoprogramma per sgomberare le 400 unità abitative considerate non ristrutturabili. L’idea è trovare soluzioni alternative con l’acquisto di nuovi stock abitativi o, in seconda battuta, avviare programmi di edilizia pubblica per costruire nuove case. Un’operazione ambiziosa, resa urgente dal deterioramento delle strutture: balconi pericolanti, calcinacci in caduta, pilastri puntellati ma non sicuri, e infiltrazioni diffuse nelle autorimesse e nei locali seminterrati.

Il contenzioso tra Comune e proprietà ha bloccato per anni ogni soluzione strutturale. Già nel 2018, una sentenza del Tar aveva condannato Roma Capitale a un risarcimento di 18 milioni di euro per la mancata uscita dagli immobili. Oggi quella cifra supera i 30 milioni, mentre i tentativi di acquisto degli alloggi da parte dell’amministrazione sono naufragati di fronte alle richieste della “Moreno Estate”, che avrebbe voluto vendere solo gli alloggi in condizioni migliori, lasciando al Comune gli interventi di ristrutturazione più onerosi.

Le trattative si sono arenate definitivamente tra maggio e giugno 2025, quando la proprietà ha dichiarato la volontà di non rinunciare ai contenziosi e ha presentato una nuova perizia che certificava la pericolosità strutturale di alcune palazzine. A quel punto, il Campidoglio ha deciso di chiudere i rapporti con la società, interrompendo ogni dialogo diretto e avviando un piano di evacuazione gestito in autonomia.

La tensione tra i residenti è alta. Molti vivono da oltre 50 anni nelle “case di sabbia” e contestano la decisione di essere trasferiti, nonostante gli alloggi fossero ormai in condizioni critiche da anni. Alcuni hanno provveduto di tasca propria a sistemare le abitazioni, e ora si sentono espropriati senza adeguate garanzie. Sui muri sono comparsi striscioni di protesta e diversi appelli sono stati rivolti al Prefetto di Roma, Lamberto Giannini, nominato “commissario ad acta” per dare esecuzione alla sentenza del Tar.

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