Quartieri sotto assedio e cittadini preoccupati: la Vespa Orientalis, un calabrone altamente invasivo e pericoloso per api e persone, sta invadendo Roma, con segnalazioni in continuo aumento in diverse zone della Capitale. Le prime presenze erano state notate già nel 2022, ma oggi la situazione è diventata emergenziale.
«Era tutto prevedibile», spiega l’etologo Andrea Lunerti. «Questo vespide ha trovato nei rifiuti urbani e negli spazi abbandonati un habitat perfetto per proliferare». Le vespe nidificano ovunque: case disabitate, intercapedini delle finestre, fessure nei muri, e persino nei parchi cittadini.
Emergenza a Prati, Talenti e nel centro storico
A Prati, ogni mattina, famiglie e studenti devono fare i conti con la presenza delle vespe. «Abitiamo a piazza Mazzini – racconta una madre – e temiamo per i nostri figli e anche per i nostri cani». Allarmi simili arrivano da Talenti (via Niccodemi, via D’Ovidio, via Aretino) e dal Celio, dove i sopralluoghi effettuati non sempre portano alla localizzazione dei nidi.
L’assenza di soluzioni risolutive acuisce il disagio. Lunerti chiarisce: «Non bisogna usare veleni o sostanze tossiche: al momento, l’unica strada è rimuovere i nidi». Intanto, in strada si assiste a comportamenti anomali: i maschi della vespa, privi di pungiglione, “duellano” riflettendosi nei vetri in cerca di regine.
Rischi per apicoltori e fragili: allarme sanitario
Il problema è serio anche per gli apicoltori italiani, già duramente colpiti dalla perdita di interi alveari. A Sacrofano, ad esempio, un nido d’api è stato attaccato e saccheggiato dalle vespe, che hanno aggredito gli insetti nel cuore dell’intercapedine di una villa.
Il veleno della Vespa Orientalis è epatotossico, e le punture – purtroppo possibili anche se limitate ai soggetti femmina – possono provocare forti reazioni in anziani e soggetti fragili. Le temperature miti di questo ottobre hanno contribuito a prolungarne la presenza, e gli esperti temono che la prossima estate sarà ancora peggiore, soprattutto se l’inverno non porterà un calo netto delle temperature.
Lunerti conclude con un monito: «L’Orientalis è un vespide deserticolo, capace di sopravvivere in ambienti ostili. La sua diffusione è legata alla disattenzione umana e alla movimentazione delle merci. Serve più consapevolezza, o le città continueranno a diventare il loro terreno di conquista».