Il gup di Roma ha condannato a sei anni e mezzo un ragazzo di 21 anni, ritenuto responsabile della fabbricazione artigianale di un’arma con una stampante 3D e della detenzione di materiale per la realizzazione di munizioni. Il giovane era stato arrestato nel maggio 2024: a suo carico erano emerse anche attività di diffusione di contenuti violenti e d’odio su piattaforme social, in particolare su Telegram.
Nel corso del procedimento con rito abbreviato la Procura aveva chiesto una pena più severa, pari a otto anni e otto mesi, ma il giudice per l’udienza preliminare ha formulato una condanna ridotta, tenendo conto delle attenuanti e del rito scelto dalla difesa. L’imputazione principale riguardava la fabbricazione e la detenzione di arma clandestina, ma gli inquirenti hanno contestato al giovane anche la condivisione di video che ritraevano aggressioni a persone di colore, scene di decapitazioni e messaggi che incitavano alla violenza e a stragi per motivi razziali.
I dettagli delle indagini
Dalle indagini è emerso che, oltre a pubblicare materiale estremista, il giovane avrebbe reperito online nozioni ritenute utili per la costruzione di armi, acquistando materiali di comune utilizzo per assemblare componenti e mostrando, in video diffusi sul web, il funzionamento di una pistola identificata come FGC‑9, che gli investigatori ritengono verosimilmente prodotta con la sua stampante 3D. Le autorità non hanno divulgato dettagli tecnici che possano favorire ripetizioni del gesto.
Durante le perquisizioni operate lo scorso maggio le forze dell’ordine hanno sequestrato la stampante 3D, componenti per la realizzazione dell’arma, materiale per la ricarica di cartucce (25 cartucce già caricate), numerosi bossoli e ogive, polvere da sparo, un coltello da 30 centimetri e una carabina ad aria compressa. È stato inoltre acquisito materiale informatico, sottoposto ad approfondimenti investigativi per ricostruire la rete di contatti e le modalità di diffusione dei contenuti.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Francesca Civitate, ha sottolineato che si tratta di un giovane con problemi personali e fortemente influenzato dalla fruizione di contenuti online, definendolo «alienato dalla realtà e cresciuto sul web». Secondo la legale, il ventunenne sta ora seguendo un percorso riabilitativo e terapeutico all’interno di una comunità, misura indicata come necessaria per affrontare le criticità emerse dal suo profilo psicologico e comportamentale.