Il 10 dicembre 2025 è stata la data ufficiale della chiusura dell’ex residence di Val Cannuta, uno degli inferni abitativi più noti della capitale, che ha ospitato per oltre trent’anni oltre 100 famiglie. L’edificio, che nel corso degli anni ha cambiato destinazione d’uso fino a diventare un Centro di Accoglienza Alloggiativa Temporanea (CAAT), ha finalmente visto la fine della sua storia, tra mille difficoltà e proteste.
La chiusura era stata annunciata già nella primavera del 2025, suscitando un’ondata di tensione tra i residenti. Alcuni nuclei familiari, tra cui molti in occupazione abusiva, hanno manifestato il loro malcontento, arrivando a bloccare la via di Val Cannuta all’arrivo delle forze dell’ordine incaricate di eseguire gli sgomberi. A fronte di queste difficoltà, l’amministrazione capitolina ha deciso di adottare un approccio più graduale, avviando un lungo tavolo di trattative con l’Unione Inquilini e il XIII Municipio per trovare una soluzione che soddisfacesse tutti.
Soluzioni abitative per le famiglie
Il lungo iter di trattative è culminato in un risultato positivo, con tutte le famiglie ricollocate in strutture adeguate. Di queste, 37 famiglie sono riuscite a ottenere una casa popolare, mentre altre sono state trasferite nei CAAT di Bel Poggio, via Montecarotto, Campo Farnia, e Tor Tre Teste, mentre cinque famiglie hanno firmato contratti di locazione con il supporto di un nuovo programma di sostegno economico. Le restanti famiglie sono state indirizzate verso il Sassat di Casal Lumbroso, dove, a differenza dei CAAT, non è previsto un limite di tempo per l’accompagnamento sociale da parte del Comune.
Il risparmio per Roma Capitale, stimato in circa 3 milioni di euro l’anno, è significativo e rappresenta un’opportunità per destinare queste risorse ad altre emergenze abitative della città, che da tempo affronta un grave deficit di alloggi accessibili.
La chiusura di Val Cannuta: un simbolo di errori passati
La chiusura dell’ex residence rappresenta una vittoria per Roma Capitale e un segno di cambiamento nelle politiche abitative della città. Tobia Zevi, assessore alle politiche abitative, ha commentato: “Val Cannuta era il simbolo degli errori passati nelle politiche abitative. Costi elevati per il Comune, nessuna dignità per le persone, e una totale assenza di progetti di emancipazione sociale.” Zevi ha ringraziato gli uffici del Dipartimento Patrimonio per il lavoro svolto e ha sottolineato come il risultato ottenuto rappresenti non solo un risparmio, ma anche un miglioramento delle condizioni di vita per le famiglie coinvolte.
La soddisfazione di Unione Inquilini
Anche il sindacato Unione Inquilini ha espresso la propria soddisfazione per l’esito della lunga trattativa. Silvia Paoluzzi e Andrea Cafiero, rappresentanti del sindacato, hanno dichiarato: “Questo percorso è un esempio di come la lotta paga. È stato un lavoro di precisione che deve diventare la regola e non l’eccezione. Quando ci si organizza e si combatte, i diritti non solo si difendono, ma si conquistano.”
L’impegno del XIII Municipio
Anche l’assessora alle Politiche sociali del XIII Municipio, Arianna Quarta, ha voluto commentare il buon esito dell’operazione. “Abbiamo lavorato senza sosta, anche nei momenti di tensione, mettendo le persone al centro. Le intenzioni si sono trasformate in fatti concreti, e nessuno è stato lasciato indietro”, ha dichiarato Quarta, sottolineando come il lavoro del municipio e della giunta capitolina sia stato fondamentale per il successo dell’operazione.