Il Financial Times critica il ticket per la Fontana di Trevi: “I piaceri un tempo gratuiti ora sono monetizzati”

Il Financial Times critica la decisione di far pagare 2 euro per accedere alla Fontana di Trevi, segnando una frattura tra città e turismo, con riflessioni sul cambiamento nei luoghi pubblici

Caldo

La Fontana di Trevi, uno dei monumenti più iconici e visitati di Roma, è al centro di una riflessione critico-sociologica espressa dalla storica e scrittrice britannica Alex von Tunzelmann nel suo articolo per il Financial Times. La recente decisione del Campidoglio di introdurre un biglietto da 2 euro per accedere alla fontana, dopo aver già applicato una misura simile per il Pantheon, ha scatenato un dibattito più ampio sul cambiamento simbolico nel modo in cui le città si rapportano ai loro luoghi pubblici.

Il pezzo si apre con un riferimento alla scena indimenticabile del film “La Dolce Vita” di Federico Fellini, in cui l’attrice Anita Ekberg si immerge nella fontana, un’immagine che rimanda al 1960. “Era il 1960. Nel 2026, avrebbe dovuto mettersi in fila e pagare”, scrive von Tunzelmann, ironizzando sul nuovo sistema di accesso a uno dei luoghi più celebri del mondo. Un’ironia che lascia presto spazio a una riflessione più profonda.

Un cambio di paradigma nel rapporto con i luoghi pubblici
Secondo il Financial Times, l’introduzione del ticket non è solo una misura contro l’overtourism e l’afflusso di turisti, ma segna un cambio radicale nel rapporto tra le città e i loro spazi pubblici. “Le barriere fisiche e psicologiche”, scrive von Tunzelmann, “cambiano radicalmente il rapporto con la città e i suoi monumenti”, suggerendo che, con il controllo dell’accesso, si perde un valore fondamentale di questi luoghi, che dovrebbero essere “per il bene comune”.

Il prezzo della bellezza e il rischio di fratture sociali
L’autrice riconosce i costi di manutenzione crescenti legati al turismo di massa, ammettendo che limitare l’afflusso di visitatori possa migliorare l’esperienza complessiva. Tuttavia, c’è anche una “frattura psicologica” tra i residenti e i turisti, che potrebbero percepire la città come un “parco tematico” piuttosto che un luogo vivo e abitato.

“Le città non sono distributori automatici di cultura o semplici sfondi per selfie”, scrive ancora, concludendo che per mantenere l’autenticità delle città, si dovrà trovare un equilibrio tra il turismo e la vita quotidiana dei residenti.

Un fenomeno globale
L’articolo fa anche riferimento ad altre città del mondo che stanno affrontando sfide simili. Venezia, per esempio, ha introdotto un ticket per i visitatori giornalieri, mentre Barcellona ha visto le strade invase dalle proteste contro il turismo di massa. Anche Fuji Kawaguchiko, in Giappone, ha adottato misure drastiche, erigendo una barriera per limitare l’afflusso di turisti che rovina la vista sul Monte Fuji.

Roma di notte: “la città torna a tutti”
L’articolo si chiude con una riflessione nostalgica sull’accesso libero e senza barriere alla città: “Se volete ricreare il tuffo di Ekberg nella Fontana di Trevi”, suggerisce von Tunzelmann, “il momento migliore per andarci ora è nel cuore della notte — quando le barriere sono abbassate e la città appartiene di nuovo a tutti”.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Ian Patrick Sardo è stato condannato a 23 anni di carcere per l'omicidio di Renzo...
ospedale
Manfredi Marcucci, il 16enne romano ferito nell'incendio di Crans Montana, è stato dimesso dall'ospedale Gemelli...
“Prossima fermata, casa” sui mezzi pubblici di Roma...

Altre notizie

Altre notizie