Cinque poliziotti di Roma, tra cui due donne, sono finiti sotto processo con l’accusa di aver compiuto una perquisizione invasiva e illegittima nei confronti di un gruppo di minorenni a piazza Mazzini nel 2018. Secondo l’accusa, gli agenti avrebbero abusato dei loro poteri, impedendo ai ragazzi di chiamare i genitori e poi falsificando i verbali della perquisizione, scrivendo che avrebbero dato la possibilità di essere contattati, cosa che in realtà non sarebbe mai avvenuta. La procura ha richiesto condanne di un anno e due mesi per due agenti del commissariato Prati, due poliziotte della Digos e otto mesi per un altro agente del commissariato Trevi.
La perquisizione contestata
L’inchiesta è partita dalla denuncia di una delle vittime e ha permesso di ricostruire le fasi della perquisizione. I ragazzi, al momento del controllo, avevano spontaneamente consegnato un grammo di hashish in loro possesso. Da quel momento, la situazione è degenerata, con le ragazze lasciate senza assistenza legale e con seni denudati durante la perquisizione, in violazione dei diritti fondamentali. Il caso è stato oggetto di indagine per determinare se le procedure seguite fossero legittime o arbitrarie.
Le accuse e la prossima sentenza
I poliziotti sono accusati di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e di perquisizione personale arbitraria. La difesa avrà l’opportunità di replicare alla fine di marzo, e la sentenza è prevista subito dopo. La vicenda ha suscitato un ampio dibattito sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine, soprattutto nei confronti di minori.