Si è svolto a Roma, presso la clinica oculistica Clio, un incontro scientifico che ha riunito alcuni tra i più autorevoli specialisti di oftalmologia per discutere un tema sempre più presente nel dibattito medico: la possibilità di intervenire sulla cataratta bilaterale nella stessa seduta chirurgica. L’iniziativa è stata promossa dal dottor Guido Lesnoni, Direttore del Centro Diagnostica e Chirurgia oculare dell’Ospedale Cristo Re di Roma, insieme al professor Teresio Avitabile, Direttore dell’Unità Operativa complessa di Oculistica e della Clinica Oculistica dell’Università di Catania dell’Università di Catania.
Secondo Lesnoni, l’interesse verso questa tecnica nasce da una doppia spinta: quella dei pazienti, che chiedono percorsi di cura più rapidi ed efficaci, e quella della comunità scientifica internazionale, dove in diversi Paesi europei l’intervento simultaneo su entrambi gli occhi sta trovando crescente diffusione. “Abbiamo voluto affrontare questo tema perché sta diventando sempre più interessante. Da un lato c’è una forte richiesta da parte dei pazienti, dall’altro osserviamo che soprattutto nel Nord Europa la chirurgia bilaterale simultanea si sta affermando con numeri molto rilevanti. Per questo abbiamo riunito qui a Clio un gruppo di chirurghi esperti per confrontarci su protocolli, percorsi clinici e criteri di selezione dei pazienti che possano consentire di validare questo approccio”.
Il tema continua comunque a generare un confronto vivace tra gli specialisti. “Ogni innovazione porta con sé una certa dose di timore”, osserva il professor Teresio Avitabile. “Proprio per questo è importante parlarne e confrontarsi. Alcuni dei rischi che in passato venivano temuti si sono rivelati infondati secondo la letteratura scientifica, ma la paura ha spesso portato a evitare il tema. Invece è necessario affrontarlo apertamente, perché in diverse parti del mondo questa tecnica sta crescendo rapidamente e non possiamo permetterci di arrivare impreparati”.
Nella pratica clinica quotidiana, però, la chirurgia bilaterale simultanea viene ancora utilizzata con grande prudenza. Il Dott.Romolo Appolloni, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Ospedale S. Eugenio-CTO di Roma, spiega che oggi è applicata soprattutto in casi selezionati. “Si tratta di una tecnica molto discussa. Nei nostri ospedali la utilizziamo soltanto in situazioni particolari, per esempio nei pazienti molto anziani o in coloro che devono essere operati in anestesia generale. Non è ancora una procedura che possiamo proporre a tutti i pazienti, anche per motivi organizzativi e culturali. I vantaggi sarebbero evidenti sia per il paziente sia per la gestione delle liste di attesa, ma bisogna sempre considerare con attenzione i possibili rischi”.
Esistono tuttavia situazioni cliniche in cui questa soluzione rappresenta già oggi una risposta efficace. Il Dott. Andrea Niutta, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculisticadell’Azienda ASL Roma 3, ricorda come in alcuni pazienti fragili la chirurgia bilaterale possa essere particolarmente utile. “Trova indicazione soprattutto nei pazienti fragili. Ad esempio possiamo eseguirla in anestesia generale nei pazienti con sindrome di Down: in questi casi il vantaggio è evidente perché con un unico intervento si risolve immediatamente il problema visivo. È una chirurgia complessa, ma permette di affrontare situazioni che altrimenti sarebbero difficili da gestire”.
I benefici della tecnica sono riconosciuti dalla letteratura scientifica, ma restano anche interrogativi di natura etica e clinica. Il Prof. Ciro Tamburelli, Direttore dell’Ospedale Oftalmico di Roma, sottolinea come il bilanciamento tra vantaggi e rischi sia un elemento centrale nella valutazione del medico. “I vantaggi per il paziente sono numerosi e documentati: affrontare un solo intervento significa vivere un unico stress chirurgico e recuperare più rapidamente la funzione visiva completa. Tuttavia esiste un potenziale rischio che, seppur raro, potrebbe compromettere la vista di entrambi gli occhi. Per questo il tema coinvolge anche la responsabilità del medico e la necessità di una comunicazione molto chiara con il paziente”.
Il Segretario Scientifico dell’evento, Dr. Livio Colecchia, Dirigente Oculistita del Centro di Diagnostica e Chirurgia oculare dell’Ospedale Cristo Re di Roma ha evidenziato l’elevato livello del confronto e della discussione fra gli esperti che ha reso l’incontro una vera e propria consensus conference sull’argomento.
A ospitare il confronto è stata la clinica oculistica Clio, una struttura nata per mettere a disposizione dei professionisti spazi e tecnologie avanzate per l’attività chirurgica. Come spiega Andrea Chini, direttore della struttura, l’obiettivo è anche quello di favorire il dialogo tra specialisti. “Siamo molto soddisfatti di aver ospitato questo congresso e ringraziamo il professor Avitabile e il dottor Lesnoni per aver scelto Clio come sede dell’evento. Il progetto su cui è nata la clinica è proprio quello di creare un luogo dove i professionisti possano svolgere la loro attività chirurgica con tecnologie all’avanguardia e allo stesso tempo incontrarsi per confrontarsi sui temi più attuali dell’oculistica”.
Il confronto resta aperto, ma iniziative come questa mostrano come la comunità scientifica stia lavorando per valutare con attenzione opportunità e limiti di una tecnica che, se applicata con criteri rigorosi, potrebbe rappresentare un’evoluzione importante nel trattamento chirurgico della cataratta.