Feci e fertilizzanti, ecco come l’Aniene avvelena il Tevere

Il risanamento del Tevere dipende anche dallo stato di salute del suo principale affluente. Un monitoraggio partecipato rivela la gravità dell’inquinamento del fiume Aniene e i rischi per l’ambiente

aniene

Il progetto di riqualificazione del Tevere, con l’obiettivo di renderlo balneabile, non può prescindere dalla salute del fiume Aniene, il suo principale affluente. Professionisti di Comune, Città Metropolitana e Regione stanno lavorando per migliorare le condizioni del Tevere, e parte fondamentale di questo intervento riguarda la salvaguardia dell’Aniene. La presenza di insediamenti abusivi e sversamenti illegali, combinati con le sue frequenti piene, mettono a rischio la qualità delle acque.

Monitoraggio partecipato: il progetto Aniene Waterlab

Per monitorare lo stato di salute dell’Aniene, è stato attivato un monitoraggio partecipato che ha coinvolto realtà come “A Sud”, “Retake Roma” e “Vivere l’Aniene”. Il progetto, denominato “Aniene Waterlab”, ha visto il coinvolgimento di 250 volontari che, tra il 2021 e il 2023, hanno campionato in nove stazioni tra Roma, Tivoli, Subiaco e Vicovaro. Il risultato? Un allarme per la contaminazione fecale, la presenza di fertilizzanti e alti livelli di inquinamento organico causati da infrastrutture fognarie obsolete e trattamenti insufficienti delle acque reflue.

La contaminazione fecale: un’emergenza sanitaria

Le analisi hanno rivelato alti livelli di contaminazione fecale in tutte le stazioni monitorate. I batteri coliformi, gli enterococchi e l’Escherichia coli sono stati trovati in concentrazioni pericolose, con valori tra i 88.000 e 153.000 UFC (unità formanti colonie) nelle stazioni più a valle. Superare i 100.000 UFC indica la presenza di infezioni batteriche, compromettendo la salubrità delle acque e, di conseguenza, la possibilità di renderle balneabili.

Nitrati e fosfati: i danni dell’agricoltura intensiva

Oltre alla contaminazione fecale, sono stati rilevati alti livelli di nitrati e fosfati, composti chimici derivanti soprattutto dall’agricoltura intensiva nelle zone circostanti. I nitrati sono stati individuati come conseguenza dell’uso abusivo di fertilizzanti in orticoltura, con dilavamenti che, durante le piogge abbondanti, finiscono per contaminare le acque. I fosfati, sebbene possano derivare anche da processi naturali, sono anch’essi legati alle attività agricole e agli scarichi urbani.

Azioni concrete per migliorare la salute dell’Aniene

Le raccomandazioni degli esperti per migliorare la situazione includono il rafforzamento delle collaborazioni con i gestori dei depuratori e l’implementazione di una sorveglianza sanitaria per monitorare le condizioni del fiume. L’istituzione di un tavolo di lavoro congiunto tra Apra Lazio e Asl potrebbe essere un passo cruciale per attuare queste misure. Il Campidoglio, consapevole dell’urgenza della situazione, ha già creato un gruppo di lavoro dedicato al risanamento dell’Aniene. Il prossimo monitoraggio permetterà di capire se queste azioni avranno un impatto positivo sulla qualità delle acque del fiume, condizione essenziale anche per il risanamento del Tevere.

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