La pista della bomba è al centro delle indagini della Digos di Roma, che ha eseguito cinque perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta sulla morte dei due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, rimasti uccisi nel crollo del casolare al Parco degli Acquedotti.
Nel corso delle operazioni, gli investigatori hanno sequestrato materiale riconducibile all’area anarchica, che però al momento non risulterebbe direttamente collegato all’episodio. Sono state inoltre ascoltate due persone vicine ideologicamente alle vittime, senza legami con l’azione in preparazione.
Bomba e indagini sulla rete anarchica
Secondo l’ipotesi investigativa, i due sarebbero stati impegnati nella preparazione di un ordigno da utilizzare nelle prossime settimane. Entrambi erano legati alla galassia anarchica e in particolare al circuito della Fai – Federazione anarchica informale, riconducibile ad Alfredo Cospito.
L’anarchico pescarese è detenuto da quattro anni in regime di 41 bis per diversi attentati, tra cui la gambizzazione del manager Roberto Adinolfi. Il prossimo 2 maggio è prevista la decisione sul possibile rinnovo del carcere duro.
Riunione al Viminale e allerta sicurezza
Nel frattempo, al Viminale si è svolta una riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa), convocata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
L’incontro arriva all’indomani dell’esplosione che ha provocato la morte dei due anarchici e si inserisce in un contesto di attenzione crescente sulla galassia insurrezionalista, che da tempo si sta mobilitando in vista della scadenza legata alla posizione di Cospito.
Le indagini proseguono per chiarire obiettivi, eventuali complici e la rete di contatti legata ai due, mentre resta alta l’allerta sulle possibili azioni dimostrative nelle prossime settimane.