Chiusura del carcere di Regina Coeli: una necessità umanitaria e storica

La chiusura del carcere di Regina Coeli è ormai necessaria per risolvere i problemi di sovraffollamento e garantire dignità ai detenuti, con un progetto di rigenerazione urbana

Carcere

‘Istituto penitenziario di Regina Coeli, situato in un ex convento del XVII secolo, affronta gravi problemi di sovraffollamento e condizioni inadeguate per i detenuti, con oltre 1200 prigionieri rispetto ai 626 posti disponibili.

Negli ultimi anni, l’aumento dei suicidi e le difficoltà strutturali hanno reso evidente la necessità di trovare una soluzione definitiva. L’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia, ha espresso la necessità di chiudere la struttura e di riconvertirla con un progetto di rigenerazione urbana.

Il carcere di Regina Coeli, situato in un edificio storico e anticamente utilizzato come convento, è una realtà ormai considerata obsoleta e inadeguata per le moderne esigenze penitenziarie. La grave sovrappopolazione che affligge la struttura, con circa 1200 detenuti a fronte di una capienza massima di 626 persone, e i 15 suicidi registrati negli ultimi cinque anni rendono la situazione insostenibile sia dal punto di vista umano che strutturale. Le condizioni di vita dei detenuti sono completamente inadeguate, e questo ha spinto numerose personalità politiche e amministrative a chiedere una soluzione rapida e definitiva.

Le parole di Veloccia

Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, ha rilasciato una nota in cui afferma: “È evidente che mantenere una struttura carceraria in un edificio risalente al 1600 sia una scelta ormai antistorica e incompatibile con i principi di umanità e dignità. La sola soluzione percorribile è chiudere il carcere e procedere con la riconversione dell’edificio attraverso un progetto di rigenerazione urbana, tutelando la sua storia e il suo valore architettonico”.

Non si tratta della prima volta che la chiusura di Regina Coeli viene discussa a livello politico. Già in passato l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva proposto di dismettere l’istituto, ipotizzando una collaborazione con Cassa depositi e prestiti per facilitare il processo. Tuttavia, numerose resistenze hanno impedito l’attuazione di questa iniziativa.

La proposta di Veloccia include anche la creazione di nuove strutture penitenziarie, più piccole e distribuite in aree pubbliche messe a disposizione da Roma Capitale. L’obiettivo è quello di costruire istituti più moderni, capaci di garantire condizioni di vita più dignitose per i detenuti. Un tavolo di confronto con il precedente Governo era stato già avviato, e Veloccia ha sottolineato la disponibilità di Roma Capitale a riprendere immediatamente i lavori, aspettando solo un segnale dal ministro Nordio.

La chiusura di Regina Coeli rappresenta, dunque, non solo una necessità umanitaria, ma anche una questione di rispetto dei valori storici e culturali della città di Roma. Le istituzioni locali si sono dichiarate pronte a collaborare per garantire che si possa trovare una soluzione alternativa, in linea con i principi di dignità e umanità che dovrebbero caratterizzare ogni sistema penitenziario.

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