Luca Richeldi, patteggiamento per molestie: percorso terapeutico per il primario

Il medico del Gemelli sconterà una pena alternativa con incontri psicologici bisettimanali. La vittima: “Spero che ne prenda coscienza”

ospedale

È stato ratificato dal Gup di Roma il patteggiamento a 11 mesi e 10 giorni per Luca Richeldi, primario di Pneumatologia al Policlinico Gemelli, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una paziente. Il medico, secondo l’accusa, avrebbe molestato fisicamente la donna al termine di una visita nel 2022. La pena, concordata tra difesa e procura, prevede un percorso alternativo alla detenzione: Richeldi seguirà due incontri settimanali di supporto psicologico in una struttura designata dal giudice per tutta la durata della condanna.

La vittima, presente anche nell’udienza conclusiva, si è costituita parte civile ed è rappresentata dall’avvocata Ilenia Guerrieri. La donna ha sottolineato l’importanza della denuncia, richiamando il significato simbolico dell’episodio avvenuto a pochi giorni dal 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. “Mi sento vicina a tutte le donne che vivono o hanno vissuto situazioni simili – ha dichiarato – e spero trovino la forza di denunciare, chiunque ci sia dall’altra parte”.

“Mi auguro che il percorso psicologico previsto dalla sentenza lo aiuti a comprendere la gravità di quanto accaduto”, ha aggiunto la donna, ricordando che è stato lo stesso Richeldi a richiedere l’applicazione della pena per il reato contestato.

Dalla parte della difesa, l’avvocato Carlo Bonzano, affiancato da Tatiana Minciarelli, ha espresso soddisfazione per la definizione del procedimento. “Siamo convinti che questa decisione potrà finalmente porre fine alle strumentalizzazioni che hanno colpito ingiustamente il nostro assistito”, ha affermato Bonzano. I legali hanno inoltre sottolineato che il patteggiamento non equivale a una condanna né a un riconoscimento di colpevolezza, ma costituisce una scelta processuale finalizzata a evitare l’esposizione mediatica e giudiziaria.

“Il nostro assistito si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. Il patteggiamento, per legge, non implica un accertamento di colpevolezza, e in questo caso si riferisce a fatti ritenuti di lieve entità”, hanno ribadito i difensori, evidenziando come la scelta sia stata dettata dalla volontà di evitare un processo lungo e potenzialmente dannoso sotto il profilo reputazionale.

Il caso, pur conclusosi con una pena sospesa e un percorso terapeutico, riapre il dibattito sul ruolo delle figure sanitarie e sul rapporto di fiducia medico-paziente. Allo stesso tempo, rimette al centro l’urgenza di una riflessione pubblica sulla violenza contro le donne e sulla necessità di creare spazi di ascolto e protezione per chi denuncia.

La vicenda di Richeldi si inserisce in un contesto più ampio, dove la giustizia italiana continua a confrontarsi con le complessità dei reati sessuali, il significato delle sentenze alternative e l’impatto mediatico di procedimenti delicati. Il caso sarà simbolicamente legato al 25 novembre, giornata che ogni anno rinnova l’impegno delle istituzioni e della società civile contro ogni forma di abuso e discriminazione.

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