Dalle scrivanie delle redazioni agli scaffali dei Roma Store. Per quattro giornalisti dell’A.S. Roma, trasferiti nei negozi del club prima dell’estate, nulla è ancora cambiato. Nonostante gli incontri sindacali e le rassicurazioni ricevute, i dipendenti continuano a svolgere mansioni lontane dalla professione per cui sono stati assunti. Una situazione che l’Associazione Stampa Romana torna a denunciare, chiedendo un confronto diretto con i vertici giallorossi e l’intervento del Campidoglio.
A fare il punto è Stefano Ferrante, segretario dell’Associazione Stampa Romana, che a RomaToday conferma lo stallo della vertenza: “Continuano a lavorare nei negozi, lontani dalle redazioni e dalle loro competenze”. Una situazione che il sindacato considera “surreale”, soprattutto perché “un club di primo piano come la Roma potrebbe facilmente reimpiegare i quattro colleghi nella propria struttura interna, affidando loro mansioni ben più in linea con un percorso professionale maturato nel tempo”.
Per Ferrante, dietro i trasferimenti potrebbe esserci una strategia ben precisa: “sfinire i lavoratori” fino a spingerli ad andarsene. Il sospetto avanzato dal sindacato è che si tratti di “licenziamenti mascherati”, attraverso l’assegnazione di incarichi estranei alle competenze dei dipendenti.
La richiesta a Galantic
L’Associazione Stampa Romana ha deciso di rivolgersi direttamente al CEO giallorosso John Galantic, chiedendo un incontro per affrontare la situazione. Il sindacato punta anche a coinvolgere il Comune di Roma, impegnato nel percorso per la realizzazione del nuovo stadio a Pietralata. “Abbiamo chiesto l’interessamento anche del comune, visto che c’è questo grande entusiasmo per lo stadio che genererà posti di lavoro”, spiega Ferrante.
La società sarebbe impegnata in una riorganizzazione del comparto marketing, ma per il rappresentante sindacale resta “incomprensibile che in questa vicenda siano finiti quattro giornalisti”. Si tratta di professionisti di età compresa tra i 40 e i 50 anni, con una lunga esperienza alle spalle e contratti riconducibili alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
Ferrante contesta soprattutto l’impossibilità di trovare una collocazione adeguata all’interno del club: “La Roma ha una squadra femminile e una maschile ad alto livello, non è pensabile che non abbia quattro posti in un ufficio stampa”.
Il segretario parla apertamente di una “guerra di nervi, li mettono lì a fare la vendita nella speranza che si stufino e se ne vadano. Non è umiliante fare il commesso in sé, ma è umiliante fare un lavoro che non è il tuo, per il quale hai studiato e fatto sacrifici”.
Non convince neppure la possibilità, prospettata ai dipendenti, di un futuro impiego nella gestione degli archivi del museo previsto nel nuovo stadio. Ferrante respinge questa ipotesi: “È una bugia che ci è stata raccontata per prendere tempo”.
La protesta continua
La vicenda dei quattro giornalisti si inserisce in una vertenza più ampia che riguarda quasi trenta dipendenti della Roma, tra personale amministrativo e figure di supporto, trasferiti nei punti vendita della società. L’Associazione Stampa Romana sta portando avanti la mobilitazione insieme a Filcams Cgil e Fisascat Cisl, pur seguendo percorsi distinti per le diverse tipologie contrattuali.
Le iniziative di protesta non hanno finora prodotto la soluzione auspicata. “Noi abbiamo fatto uno sciopero con loro”, ricorda Ferrante, che denuncia anche le difficoltà nel mantenere un confronto stabile con la società.
“ma la Roma continua a cambiare interlocutori: dalla capa del personale che ha avviato la procedura e poi è stata mandata via, fino al nuovo commissario e al capo del settore commerciale. Vedremo quando si assesterà la situazione e, se non si muoverà nulla, torneremo alla carica”.
La vertenza resta dunque aperta, con i quattro giornalisti ancora impiegati nei Roma Store e il sindacato intenzionato a proseguire la mobilitazione in assenza di ris
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