Due nuove occupazioni scolastiche hanno interessato Roma nella notte tra il 2 e il 3 novembre, quando gruppi di studenti hanno preso possesso del liceo Mamiani, nel quartiere Prati, e del liceo Aristofane, situato nel quadrante nord della Capitale. Entrambi gli istituti sono stati occupati durante le ore notturne, con gli studenti che sarebbero entrati forzando gli ingressi principali.
A diffondere la notizia e le motivazioni della protesta sono stati gli stessi collettivi studenteschi, attraverso post pubblicati sui social network. In particolare, i giovani dell’Aristofane hanno dichiarato che l’azione è stata una risposta a ciò che definiscono “genocidio in Palestina”, a una scuola sempre più repressiva e alla scelta dei governi di aumentare la spesa pubblica per armamenti e conflitti bellici, trascurando invece l’investimento nell’istruzione.
“Non possiamo rimanere indifferenti”, scrivono i manifestanti in un messaggio che circola sulle piattaforme digitali, sottolineando come la protesta sia anche un grido di denuncia contro il clima politico internazionale e la gestione delle politiche educative italiane. Le occupazioni rientrerebbero in un più ampio movimento di mobilitazione studentesca, che da settimane attraversa licei e università in diverse città italiane, con focus sulle crisi umanitarie globali e sul sistema scolastico nazionale.
Non si registrano danni o incidenti all’interno degli edifici, ma in entrambi i casi le direzioni scolastiche sono state costrette a sospendere temporaneamente le attività didattiche in attesa di indicazioni dalle autorità. Sul posto, nelle prime ore del mattino, si sono recate pattuglie delle forze dell’ordine per monitorare la situazione e garantire la sicurezza delle strutture.