Lago Albano in crisi: persi 117 centimetri in 15 mesi, ma il prelievo idrico continua

Nonostante il piano per salvare il lago Albano, il livello del bacino continua a scendere, sollevando preoccupazioni tra cittadini e amministrazioni locali

manutenzione acqua

La situazione del lago Albano continua a destare preoccupazione. Negli ultimi quindici mesi, il livello idrico del bacino ha registrato una perdita netta di 117 centimetri, scendendo da 2,66 metri a 1,49 metri. Questo abbassamento, monitorato in tempo reale grazie all’installazione di un teleidrometro da parte dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (Aubac), testimonia un fenomeno preoccupante che rischia di compromettere la stabilità dell’intero ecosistema.

La crisi idrica del lago Albano non si limita al dato tecnico. Le fotografie e i raffronti visivi mostrano l’arretramento dello specchio d’acqua, mentre le istituzioni locali continuano a sollevare allarmi. Secondo Giancarlo Della Monica, attivista di Grottaferrata Sostenibile, “Per salvare il lago ormai occorre una corsa contro il tempo”. Lo stesso Della Monica fa parte del tavolo tecnico che, insieme a Acea e alla Regione Lazio, sta cercando soluzioni per contrastare l’emergenza.

Il piano per salvare il lago
Il tavolo tecnico ha presentato un piano articolato per cercare di arginare il problema. Tra le 26 misure proposte, si punta principalmente sull’aumento degli apporti idrici naturali, canalizzando le acque di ruscellamento, ossia l’acqua piovana che scorre in superficie nei comuni che si affacciano sul lago. È previsto anche un intervento di manutenzione dei fossi ostruiti che potrebbero contribuire a riportare acqua nel bacino.

Altri interventi, tra cui la riduzione dei prelievi, sono considerati fondamentali per migliorare la condizione del lago. Si parla di invasi o serbatoi di accumulo strategici, e della rimodulazione dei prelievi dai pozzi che influenzano il livello del bacino, privilegiando quelli meno critici. L’obiettivo è recuperare oltre 365 litri al secondo, una quantità doppia rispetto a quella ritenuta necessaria per salvaguardare i due laghi dei Castelli Romani, Albano e Nemi.

Finanziamenti e tempi di realizzazione
Il piano prevede l’utilizzo di fondi FSC europei 2021-2027 per finanziare i lavori, ma l’attuazione degli interventi richiederà circa 24 mesi. Tuttavia, le aspettative non sono molto alte. Della Monica esprime forti dubbi sui progressi compiuti finora: “Non abbiamo contezza di quali interventi siano stati messi in campo ma la sensazione è che non sia stato fatto nulla, visto che dopo quell’incontro il livello del bacino è continuato a scendere”.

La preoccupazione del comune di Castel Gandolfo
Anche il comune di Castel Gandolfo, che si affaccia sul lago Albano, ha preso provvedimenti. La scorsa estate, il consiglio comunale ha chiesto un cronoprogramma preciso per gli interventi e ha proposto il blocco dei pozzi che prelevano acqua direttamente dal lago durante il periodo invernale, per consentire la naturale ricarica del bacino. Queste richieste saranno ribadite nel convegno “Il lago è vita – strategia e prospettive per tutelare i nostri laghi”, che si terrà il 12 dicembre, con la partecipazione anche del sindaco Alberto De Angelis e altri esperti.

L’iniziativa dei cittadini
Nel frattempo, alcuni cittadini hanno preso in mano la situazione. L’associazione Salute Ambiente Albano-Cancelleria ha querelato il sindaco della Città Metropolitana di Roma, Roberto Gualtieri, e il suo vice Sanna, accusandoli di autorizzare Acea a prelevare acqua dal lago Albano per 11 comuni dei Castelli Romani per altri due anni, nonostante la grave crisi idrica.

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