Un record tutt’altro che invidiabile quello registrato nel Lazio: nei primi sette mesi del 2025 sono stati denunciati 17.322 infortuni sul lavoro, con un incremento dell’11,17% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato, diffuso dalla Cgil di Roma e del Lazio, si muove in netta controtendenza rispetto alla media nazionale, dove si registra un calo dell’1,17%.
A destare particolare preoccupazione è la crescita degli infortuni mortali in itinere, ovvero quelli avvenuti nel tragitto casa-lavoro. L’aumento è del 28,57%, un trend che il sindacato collega agli effetti di carichi di lavoro e ritmi sempre più intensi, con ripercussioni dirette sulla salute psicofisica dei lavoratori.
Roma fa eccezione, ma cresce anche il numero di malattie
Un dato in lieve controtendenza arriva dalla provincia di Roma, dove le vittime di infortuni mortali sono state 47, in calo rispetto allo scorso anno. Ma resta alta l’attenzione sulle malattie professionali, che toccano quota 3.514. Secondo la Cgil, questo dimostra che “il benessere lavorativo continua a non essere messo al centro dell’organizzazione”.
Segnali positivi arrivano dall’attività di vigilanza: sono oltre 1.500 le lavoratrici e i lavoratori regolarizzati, con un aumento del 26,98% rispetto al 2024.
“Una strage silenziosa che va fermata”
“Di fronte a questi dati, che confermano l’assenza di una vera inversione di tendenza, diventa prioritario rafforzare il confronto”, scrive la Cgil nella sua nota. “La cultura della salute e della sicurezza deve diventare un pilastro imprescindibile del mondo del lavoro, per porre fine a quella che è ormai una vera e propria strage”.