Roma perde quasi 3.000 bar di quartiere dal 2019 al 2025

A Roma chiusi 2.827 bar di quartiere tra il 2019 e il 2025: Confesercenti analizza cause e conseguenze della crisi del settore

Starbucks, bar, caffetteria

La rete dei bar di quartiere a Roma continua a ridursi. Tra il 2019 e il 2025, nella Capitale e nell’area provinciale, sono scomparse 2.827 attività di questo tipo, segnando una diminuzione significativa del settore. Un fenomeno che si inserisce in una tendenza già iniziata negli anni precedenti e che ha subito un’accelerazione dopo la pandemia.

A fotografare la situazione è Confesercenti attraverso l’analisi dei dati provenienti dalle banche dati Infocamere. Secondo lo studio, in Italia nello stesso periodo hanno cessato l’attività 24.073 imprese del comparto, passando da 169.839 a 145.766 esercizi, con una riduzione complessiva del 14,2%. La perdita economica stimata per il settore ammonta a circa 7,2 miliardi di euro.

Il calo, però, non è stato uniforme sul territorio nazionale. Tra le regioni maggiormente colpite figurano Marche, Lazio, Valle d’Aosta e Veneto. Considerando i valori assoluti, alcune province hanno registrato numeri particolarmente rilevanti: Roma è tra quelle con la maggiore contrazione, seguita da Milano e Torino.

La lunga crisi dei locali di prossimità nella Capitale

Il fenomeno romano appare ancora più evidente se si osservano i dati degli ultimi anni. Solo nella città di Roma la diminuzione tra il 2019 e il 2025 raggiunge il 30,2%, con 2.827 bar di quartiere in meno.

La situazione era già emersa nel decennio precedente. Tra il 2012 e il 2022, infatti, il numero complessivo dei bar nella Capitale era passato da 5.454 a 4.206 unità. In dieci anni avevano quindi chiuso 1.248 attività: 261 nel centro storico, dove il numero era sceso da 1.021 a 760, e 988 negli altri quartieri cittadini, passati da 4.433 a 3.446 esercizi.

I nuovi dati confermano quindi un processo di ridimensionamento che non si è arrestato dopo la fase più critica legata alla pandemia. Le difficoltà per molte attività di vicinato sono rimaste anche negli anni successivi, influenzando la sostenibilità economica di numerosi esercizi.

Costi più alti e nuove abitudini dei consumatori

Tra gli elementi che hanno inciso maggiormente sulla chiusura dei bar vengono indicati l’aumento delle spese di gestione, il costo dell’energia, delle materie prime, degli affitti e del personale. Per molte piccole imprese, l’equilibrio tra entrate e uscite è diventato più complesso da mantenere.

A questi fattori si sono aggiunti gli effetti dei cambiamenti sociali ed economici degli ultimi anni. Il lavoro da remoto, la diminuzione degli spostamenti quotidiani verso gli uffici e la trasformazione delle modalità di consumo hanno modificato il rapporto tra cittadini e bar tradizionali.

Le attività maggiormente legate al passaggio di lavoratori, pendolari e residenti hanno risentito della riduzione dei flussi abituali. Anche la perdita di potere d’acquisto delle famiglie e una maggiore attenzione alla spesa hanno contribuito a rendere più selettive le scelte dei consumatori.

La concorrenza e il futuro dei bar romani

Secondo l’analisi di Confesercenti, nelle grandi città come Roma le difficoltà sono legate anche alla forte presenza di concorrenti e alla necessità di una maggiore pianificazione imprenditoriale. Il settore della somministrazione, pur apparendo accessibile, richiede infatti investimenti, organizzazione e capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato.

La chiusura dei bar di quartiere viene considerata anche una trasformazione del tessuto sociale urbano. Questi esercizi rappresentano infatti luoghi di incontro quotidiano e punti di riferimento per residenti, lavoratori e visitatori.

Claudio Pica, presidente di Fiepet-Confesercenti Roma e Lazio, ha sottolineato l’importanza di sostenere le attività di prossimità e di valorizzare il ruolo dei bar nella vita dei quartieri. Secondo l’associazione, Roma potrebbe sfruttare maggiormente il turismo e la propria tradizione gastronomica, favorendo un modello di locale capace di unire identità, servizi e qualità dell’offerta.

 

Redazione

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