Si è concluso con tre condanne il processo per la brutale violenza sessuale di gruppo avvenuta nell’ottobre del 2024 all’interno del Parco della Caffarella. Il giudice ha condannato Qamar Saman a cinque anni di reclusione, mentre Mohinder Sing e Jasvir Singh dovranno scontare quattro anni e sei mesi ciascuno.
I tre imputati hanno scelto il rito abbreviato e sono stati riconosciuti colpevoli di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una donna di 42 anni, vittima di ripetuti abusi consumati nel corso dello stesso pomeriggio.
L’incontro e il trasferimento nel parco
I fatti risalgono al 14 ottobre 2024. La donna, indicata con il nome di fantasia Martina, aveva incontrato due degli imputati nella zona di viale Palmiro Togliatti, nei pressi del Quarticciolo, chiedendo loro una dose di crack.
I due uomini le avrebbero proposto di spostarsi nel Parco della Caffarella per consumare insieme la sostanza. Una volta raggiunta l’area verde, il gruppo si sarebbe diretto verso una baracca nascosta tra la vegetazione, utilizzata da un terzo uomo, successivamente coinvolto nell’inchiesta.
Le violenze nella baracca
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato negli atti processuali, dopo aver assunto la droga il proprietario del capanno avrebbe chiesto alla donna un rapporto sessuale.
Di fronte al rifiuto della 42enne sarebbe scattata l’aggressione. L’uomo l’avrebbe schiaffeggiata e costretta a subire il primo abuso sessuale. In seguito anche gli altri due presenti avrebbero preso parte alle violenze, che si sarebbero protratte sia all’interno della struttura sia all’esterno, in una zona boschiva del parco.
Tentativi di fuga e aggressioni
La vittima avrebbe cercato più volte di opporsi e di liberarsi, ma sarebbe stata immobilizzata e colpita. In alcuni momenti gli aggressori le avrebbero tappato la bocca per impedirle di gridare e, secondo il racconto fornito agli investigatori, uno di loro l’avrebbe afferrata al collo durante una delle aggressioni.
Le violenze sarebbero state ripetute più volte nell’arco del pomeriggio, fino a quando la donna, ormai sotto shock e in stato confusionale, sarebbe stata abbandonata all’interno del parco.
I soccorsi e la denuncia
A prestarle aiuto è stato un passante che, notando le sue condizioni, ha compreso la gravità della situazione e l’ha accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni.
Qui la donna ha raccontato quanto accaduto ai sanitari e alle forze dell’ordine, facendo scattare le indagini dei carabinieri della stazione San Sebastiano.
Le indagini e l’arresto dei responsabili
L’attività investigativa ha portato, nel marzo del 2025, all’identificazione dei tre presunti responsabili. Determinante si è rivelata l’analisi delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area.
Durante le perquisizioni nella baracca indicata dalla vittima, i militari hanno inoltre rinvenuto un fucile monocanna calibro 28 con sei munizioni, elemento che ha portato anche alla contestazione della detenzione illegale di arma da fuoco nei confronti di uno degli imputati.
La sentenza di primo grado
Su richiesta della Procura di Roma, per tutti e tre gli indagati era stata disposta la custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli. Il procedimento si è poi svolto con rito abbreviato.
Con la sentenza pronunciata ieri, il tribunale ha inflitto complessivamente quasi quindici anni di carcere ai tre imputati, chiudendo il primo grado di giudizio di una vicenda che aveva profondamente colpito l’opinione pubblica romana.
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