Aggressione omofoba a Roma: tre minorenni obbligati a rimanere a casa

Il tribunale emette la misura cautelare per i responsabili dell’aggressione a Alessandro Ansaldo, 25enne picchiato a settembre

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Si è concluso un importante sviluppo nell’indagine sull’aggressione subita da Alessandro Ansaldo, il 25enne brutalmente picchiato nella notte tra il 13 e il 14 settembre scorso a Roma. I carabinieri, dopo aver denunciato tre minorenni, hanno notificato loro l’ordinanza che dispone la misura cautelare della permanenza in casa. Questo provvedimento, emesso dal gip del tribunale per i Minorenni, arriva a seguito di indizi gravi raccolti durante le indagini.

I dettagli dell’aggressione e le gravi conseguenze

Secondo quanto ricostruito, l’aggressione ai danni di Alessandro Ansaldo è avvenuta senza alcuna motivazione apparente: mentre stava rincasando, il giovane è stato accerchiato da un gruppo di minorenni. La violenza è iniziata con lo strappo di un ventaglio che Alessandro aveva con sé e un primo gesto di disprezzo, con uno degli aggressori che gli ha sputato in faccia. Da lì, i colpi al volto, alle costole e alla nuca, con insulti omofobi mentre il giovane, ormai sanguinante, cadeva a terra. L’aggressione ha provocato a Alessandro un trauma cranio-facciale, la frattura delle ossa nasali e contusioni costali, con una prognosi iniziale di 20 giorni. Successivamente, ha sviluppato anche un disturbo post traumatico da stress.

Le indagini e l’identificazione dei responsabili

L’identificazione dei tre aggressori è stata possibile grazie ad un meticoloso lavoro investigativo da parte dei carabinieri, che ha incluso l’analisi delle telecamere di videosorveglianza, l’esame degli accertamenti bancari relativi ai pagamenti effettuati dal gruppo, l’analisi dei social network e le testimonianze oculari. L’ordinanza cautelare è stata emessa il 20 febbraio, dopo che gli investigatori hanno raccolto “gravi indizi di colpevolezza” nei confronti dei tre minorenni, tra cui Guerino e Costantino Di Rocco, già con precedenti per droga, e un altro giovane non identificato.

La misura della permanenza in casa e le implicazioni

Il gip, pur avendo ricevuto una richiesta di collocamento in comunità per i tre minori, ha optato per la misura meno restrittiva della permanenza in casa, che limita la libertà ma consente ai giovani di restare nel proprio domicilio. Il tribunale ha sottolineato la necessità di bilanciare la pericolosità dei minori con la salvaguardia delle loro esigenze educative. Tuttavia, il giudice ha avvertito che in caso di violazione grave o ripetuta delle prescrizioni, la misura più afflittiva del collocamento in comunità potrà essere disposta.

Le reazioni e il sostegno alla vittima

Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBT+, ha espresso soddisfazione per il primo sviluppo giudiziario del caso, ma ha anche ribadito la necessità di un’ulteriore azione per individuare tutti gli aggressori coinvolti. Inoltre, il partito ha annunciato di costituirsi parte civile nel procedimento legale, con l’obiettivo di tutelare non solo la vittima, Alessandro Ansaldo, ma anche la comunità LGBT+ colpita da un atto discriminatorio. Marrazzo ha infine sottolineato l’importanza dell’approvazione di una legge contro l’omotransfobia e i reati motivati dall’odio.

Redazione

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