Fiumicino si è trasformato in un luogo di abbracci e lacrime nella serata del 2 marzo, quando alle 21:30 è atterrato il primo volo proveniente dall’Oman con a bordo 127 italiani rimasti bloccati dopo i bombardamenti iraniani.
All’apertura della porta automatica dell’area arrivi, l’ansia accumulata per giorni si è sciolta in un istante. I familiari hanno accolto i loro cari tra sorrisi, pianti liberatori e strette che raccontavano la paura vissuta a distanza.
Fiumicino, il racconto di chi era a Dubai
“Pensavamo che queste cose potevano succedere solo agli altri”, ha detto una madre all’agenzia LaPresse mentre aspettava di riabbracciare la figlia, ospite in un hotel a Dubai vicino al The Palma, struttura colpita da un drone iraniano.
Dopo l’attacco, l’hotel sarebbe stato evacuato: “Sono stati mandati tutti nel sotterraneo – ha raccontato – sentivano fischi, botti, ambulanze e puzza di bruciato. Mia figlia non si fidava, ha noleggiato un’auto ed è arrivata in Oman, riuscendo poi a salire sul volo charter”.
Un’altra donna ha spiegato che stava per raggiungere la sorella a Dubai prima della cancellazione dei voli. “Lei alloggiava al The Palma, l’albergo che ha preso fuoco – ha detto – li hanno fatti dormire nei seminterrati ma, da quello che mi ha raccontato, erano impreparati. I palazzi tremavano per le esplosioni”.
Il ritorno dal Golfo tra paura e sollievo
I volti dei passeggeri sbarcati erano segnati dalla tensione ma sollevati. “Il volo di ritorno mi è costato 1.500 euro sull’unghia – ha raccontato una giovane – e prima ci avevano venduto un altro charter a 1.000 euro che però era già partito”.
“Eravamo a Dubai Marina, dove ci sono stati più problemi – ha spiegato un uomo – la paura era per mio figlio, mia moglie e i miei genitori. Al piccolo abbiamo detto che l’aereo era rotto. Le autorità ci davano informazioni frammentate, dicevano che era un posto sicuro. Mi sono sentito in una gabbia, senza risposte”.
A Fiumicino, però, quella sensazione si è dissolta tra le braccia dei propri cari. Per molti, la vera fine dell’incubo è cominciata proprio lì, sotto le luci dell’aeroporto.
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