La parola chiave della sentenza della Corte di Cassazione è “definitivo”: il ricorso di Valerio Gambacurta, figlio del boss Franco Gambacurta, è stato respinto, confermando la confisca del centro sportivo di Montespaccato, storicamente simbolo del potere del clan nella periferia ovest di Roma.
La decisione segue a otto anni dall’operazione “Hampa”, del 2018, che aveva portato a 58 arresti e colpito il sistema di affari e patrimoni illeciti legati al gruppo criminale. Con questa sentenza, il centro sportivo — oggi rinominato “Don Puglisi”” — e la squadra di calcio restano affidati all’Asilo Savoia, l’ente che ha trasformato la struttura in un presidio sociale e sportivo aperto al quartiere.
Il progetto ha convertito un luogo legato alla criminalità in uno spazio dedicato a sport gratuito, inclusione sociale e opportunità per giovani e famiglie, rappresentando un esempio concreto di riutilizzo dei beni confiscati. Dietro il risultato ci sono anni di lavoro costante e tensioni, con figure come Massimiliano Monnanni, presidente dell’Asilo Savoia, che insieme ai volontari ha portato avanti il progetto nonostante intimidazioni e atti vandalici, come il raid al bar-ristorante della struttura dello scorso gennaio.
La sentenza assume anche un valore simbolico: coincide con il decimo anniversario di “Talento e Tenacia”, programma dell’Asilo Savoia che, oltre a Montespaccato, ha promosso percorsi di recupero sociale e di riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità anche a Ostia.
Per il quartiere, la decisione della Cassazione rappresenta la conferma definitiva di un percorso di legalità: uno spazio che un tempo era emblema del controllo mafioso oggi è diventato un punto di riferimento per la comunità locale, tra sport, inclusione e opportunità di crescita sociale.
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