Rolex nel mirino, condannato il figlio del deputato FdI

Sei anni e quattro mesi per il presunto leader della banda

Il tribunale di Roma ha condannato in primo grado Tancredi Antoniozzi a sei anni e quattro mesi di reclusione per rapina, tentata estorsione e tentata violenza privata. Secondo la procura, il giovane sarebbe stato a capo di una piccola banda specializzata nel furto di orologi di lusso ai danni di ragazzi appartenenti a famiglie benestanti della Capitale.

Assolto invece, con la formula “per non aver commesso il fatto”, Michael Giuliano, inizialmente indicato dagli inquirenti come uno dei componenti del gruppo.

Le intercettazioni finite agli atti

Tra gli elementi chiave dell’inchiesta figurano alcune conversazioni intercettate dagli investigatori. In una di queste Antoniozzi si sarebbe vantato delle proprie capacità nel seguire le potenziali vittime.

“Mi studio dove abitano, me le seguo il pomeriggio, quando escono dalla palestra per fargli poi le rapine […] sto gasato oggi”, avrebbe detto al telefono a un amico, ignaro di essere ascoltato.

Nell’ordinanza cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Emanuela Attura, il comportamento del giovane viene descritto come particolarmente spregiudicato. “Ci sta chi non crede che faccio da stalker io – prosegue l’intercettazione – vuol dire che i fondamentali non ce l’hanno mai avuti”.

Il Rolex Daytona da 20mila euro

L’indagine prende avvio da una rapina avvenuta l’11 dicembre 2024 ai Parioli. La vittima sarebbe stata pedinata fino a via Cavalier d’Arpino perché indossava un Rolex Daytona del valore di circa 20mila euro.

A entrare materialmente in azione, secondo l’accusa, sarebbe stato David Cesarini, 29 anni, condannato a cinque anni e otto mesi. Armato di un coltello da cucina con una lama di venti centimetri, avrebbe minacciato il proprietario dell’orologio intimandogli di consegnare il prezioso.

Per i magistrati, Antoniozzi avrebbe invece coordinato l’operazione osservando la scena da un’automobile parcheggiata nelle vicinanze.

Il tentativo di estorsione

Dopo il colpo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe scattato anche un tentativo di estorsione per restituire il Rolex al proprietario.

In un’altra intercettazione agli atti, Antoniozzi avrebbe spiegato alla vittima le condizioni economiche per recuperare l’orologio: “So chi c’ha il Daytona […] si è mosso un amico mio… entro lunedì me lo fa avere. Devi anticipare 3.000 euro, ne vuole 7.000. Per meno di 7.000 euro il Daytona non lo trovi più”.

La confessione del complice

A far vacillare il gruppo sarebbe stata la decisione di Manuel Fiorani, quarto imputato della vicenda, di collaborare con gli investigatori. Per lui è arrivata una condanna a tre anni di reclusione.

Nella notte del 14 dicembre, Fiorani avrebbe contattato direttamente la vittima, ammettendo il proprio coinvolgimento e sostenendo di aver partecipato alla rapina “sotto la costrizione dell’Antoniozzi”, come emerge dagli atti processuali.

La denuncia della vittima, corredata da messaggi, audio e immagini, ha dato ulteriore impulso alle indagini.

Minacce e un altro colpo fallito

Fiorani avrebbe inoltre raccontato agli investigatori di aver subito pressioni e intimidazioni per evitare che collaborasse con la giustizia. Tra gli episodi contestati figurano urla sotto casa, danneggiamenti e messaggi minacciosi.

Uno di questi, finito nel fascicolo processuale, recitava: “Sto andando ad ammazzare di botte tua madre, la uccido io oggi”.

Le indagini hanno inoltre portato alla luce un secondo tentativo di rapina, fallito tra il 22 e il 23 febbraio 2025, ancora ai Parioli e ancora con l’obiettivo di impossessarsi di un orologio di lusso. In quel caso il piano sarebbe stato abbandonato per la presenza di telecamere e passanti.

Le reazioni dopo la sentenza

Tutti gli imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Al termine del procedimento sono arrivate le prime condanne.

L’avvocato di Antoniozzi, Alessandro Diddi, ha annunciato l’intenzione di attendere le motivazioni della sentenza per presentare ricorso in appello.

Soddisfazione, invece, per l’assoluzione di Michael Giuliano è stata espressa dalla sua legale, Angela Porcelli: “A fronte di giudici competenti la giustizia trionfa”, ha dichiarato al termine dell’udienza.

Redazione

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