Il mondo del calcio italiano piange la scomparsa di Igor Protti, ex centravanti tra le altre di Lazio, Bari e Livorno, morto all’età di 58 anni dopo aver combattuto contro un tumore al colon. La notizia è stata comunicata dalla famiglia, che ha diffuso anche un messaggio di addio affidato ai social e scritto dallo stesso ex calciatore.
L’annuncio della famiglia e l’ultimo saluto
La conferma della morte è arrivata nella giornata di venerdì 19 giugno attraverso una nota della famiglia, che ha espresso il proprio dolore e condiviso le ultime volontà di Protti. Nel messaggio, l’ex attaccante ha voluto salutare i suoi cari, i tifosi e tutte le squadre in cui ha militato, descrivendo la vita come un “viaggio” giunto al “fischio finale”, con la speranza che possa essere “un arrivederci e non un addio”.
È stata inoltre annunciata la camera ardente presso la stanza del commiato Frongillo al cimitero di Cecina, in provincia di Livorno, dove amici, tifosi e conoscenti potranno dargli l’ultimo saluto.
Una carriera costruita passo dopo passo
Nato a Rimini, Protti è stato uno degli attaccanti più rappresentativi del calcio italiano degli anni ’90, capace di emergere partendo dalle categorie inferiori fino ad arrivare alla Serie A. Il suo percorso lo ha portato a vestire numerose maglie, tra cui quelle di Bari, Messina, Reggiana e Virescit Bergamo, costruendo una carriera fatta di crescita costante e determinazione.
L’esperienza alla Lazio e il primato da bomber
Tra le tappe più importanti della sua carriera figura l’esperienza alla Lazio, dove ha collezionato 27 presenze e 7 gol, contribuendo anche alla vittoria della Supercoppa Italiana. Rimane nella storia del calcio italiano per un primato raro: è stato capocannoniere in tutte e tre le principali categorie professionistiche, dalla Serie A alla Serie C.
Il legame con Livorno e la consacrazione
Dopo il passaggio al Napoli e un ritorno temporaneo alla Lazio, Protti ha trovato la sua consacrazione definitiva a Livorno, dove è diventato un vero simbolo per la tifoseria amaranto. Con il soprannome di “Zar”, è rimasto nel cuore dei tifosi per il suo spirito combattivo e la capacità di rappresentare al meglio il calcio di provincia, fatto di sacrificio e passione.
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