Un proiettile di artiglieria risalente alla Seconda guerra mondiale è stato rinvenuto nella mattinata di mercoledì 24 giugno nella zona di Castel di Guido, lungo la via Aurelia, all’altezza del civico 2155. Il ritrovamento è avvenuto durante un’uscita di studio sul territorio da parte dell’associazione “Cornelia Antiqua”, impegnata nell’analisi dei capisaldi storici legati al fronte bellico romano.
La segnalazione è stata immediata e ha portato all’intervento degli artificieri della polizia, giunti sul posto intorno alle 12:30 per mettere in sicurezza l’area e verificare la natura del residuato bellico. Il reperto è stato successivamente recuperato e sarà destinato alla distruzione controllata in una cava situata a Casal Selce.
Secondo quanto emerso, si tratterebbe di un proiettile italiano da 75 millimetri, rinvenuto in condizioni di degrado avanzato e privo della spoletta, ovvero il dispositivo posto sulla punta che ne attiva la detonazione. Nonostante l’assenza del congegno, le procedure di sicurezza sono state attivate senza alcuna sottovalutazione del rischio.
Il ritrovamento è avvenuto nell’area del cosiddetto caposaldo del fiume Arrone, una linea difensiva strategica risalente al secondo conflitto mondiale. La zona è stata oggetto di studi storici da parte dell’associazione coinvolta, che ha ricostruito l’importanza militare del sito e la sua evoluzione nel corso degli eventi bellici.
Secondo quanto riferito dagli studiosi di “Cornelia Antiqua”, il caposaldo fu realizzato tra il 1942 e il 1943 e assegnato al primo deposito dei Granatieri di Sardegna. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la struttura perse la sua funzione originaria, entrando in una fase di abbandono e successivo passaggio di controllo.
Gli stessi ricercatori hanno ricordato come l’area sia stata successivamente interessata dagli eventi della primavera del 1944, quando le truppe alleate avanzarono verso Roma mentre le forze tedesche si ritiravano. Il caposaldo, secondo le ricostruzioni, disponeva di postazioni difensive, inclusi punti di osservazione e protezioni per mitragliatrici, elementi tipici delle fortificazioni dell’epoca.
Il ritrovamento del proiettile conferma come il territorio romano conservi ancora oggi tracce materiali del conflitto mondiale, spesso riemerse durante lavori, escursioni o attività di ricerca storica. In questi casi, le procedure prevedono sempre l’intervento immediato degli artificieri per la bonifica e la rimozione in sicurezza dei residuati.
L’area di Castel di Guido è stata quindi temporaneamente monitorata fino al completamento delle operazioni, senza conseguenze per la popolazione o per il traffico della zona. Il reperto, ormai inutilizzato ma ancora potenzialmente pericoloso se maneggiato impropriamente, verrà eliminato secondo le procedure militari standard.
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