Nel panorama contemporaneo della salute mentale, dove il tema resta ancora troppo spesso avvolto da silenzi, stereotipi e resistenze culturali, esistono realtà che da anni lavorano con continuità, competenza e umanità per trasformare il disagio psichico in un percorso possibile di cura, inclusione e dignità. Tra queste si colloca l’associazione Liberi di essere – promozione e tutela salute mentale odv, attiva dal 1999 come punto di riferimento nazionale per adulti con disturbi psichici e per le loro famiglie.
Fondata su principi di solidarietà e tutela dei diritti fondamentali della persona, l’associazione è una ONLUS e ODV iscritta all’Albo Regionale del volontariato. La sua struttura si articola in coordinamenti regionali e sezioni locali che operano con autonomia organizzativa e progettuale, mantenendo però un’identità comune: quella di una rete che unisce utenti, familiari, volontari e sostenitori in un unico percorso di accoglienza e accompagnamento. Al centro di questo lavoro c’è la convinzione che la salute mentale non possa essere affrontata solo in termini clinici, ma debba includere dimensioni sociali, relazionali e culturali.
Da circa ventiquattro anni la presidenza è affidata a Rosa Bisogni, figura che ha contribuito a consolidare nel tempo un modello di intervento basato sulla prossimità, sull’ascolto e sulla collaborazione costante con le istituzioni sanitarie. Sotto la sua guida e quella del suo team, l’associazione ha costruito un dialogo stabile con i Centri di Salute Mentale, con gli psichiatri, le ASL e le strutture ospedaliere, dando vita a una rete integrata che cerca di evitare la frammentazione dei percorsi di cura.
Uno degli aspetti più significativi del lavoro svolto riguarda le attività di riabilitazione e inclusione sociale. Nel tempo sono stati sviluppati laboratori e progetti che non si limitano a offrire occupazione terapeutica, ma diventano veri e propri spazi di espressione e crescita personale. Tra questi, particolarmente rilevante è l’orto didattico accessibile, reso possibile grazie a un terreno in comodato d’uso, che permette alle persone coinvolte di entrare in contatto con la natura, i suoi ritmi e la responsabilità condivisa della cura.
Accanto a questa esperienza si sviluppano laboratori teatrali condotti da professionisti del settore, tra cui figure come C.L.Grugher e M.Bellani, che hanno contribuito a trasformare il palco in un luogo di libertà espressiva e rielaborazione emotiva. Il teatro diventa così uno strumento attraverso il quale la fragilità si trasforma in racconto, presenza e relazione.
Odette Furiani segue il laboratorio teatrale in qualità di psicologa con i registi C.L.Grugher e M.Bellani. A questi si affiancano attività di
ceramica e sartoria, che permettono di riscoprire abilità manuali, concentrazione e creatività, offrendo al tempo stesso un contesto di socializzazione fondamentale.
Nel ricordo condiviso da chi frequenta l’associazione, restano impressi volti e storie che hanno segnato profondamente la vita della comunità. Tra questi, quello di “Mauretto”, figura molto amata, la cui vicenda personale si intreccia con quella dell’associazione stessa. La sua morte, avvenuta alcuni anni fa durante il periodo della pandemia da Covid-19, ha lasciato un segno profondo. La madre, socia dell’associazione, aveva affidato il percorso del figlio alle cure e alla presenza costante di Rosa Bisogni e della sua équipe, riconoscendo in quell’ambiente un luogo di accoglienza e umanità capace di accompagnarlo fino alla fine del suo percorso di vita.
Questa dimensione umana e relazionale rappresenta uno degli elementi più distintivi dell’associazione, che nel tempo ha saputo mantenere un equilibrio delicato tra intervento sociale e attenzione alla persona. Il suo impegno non si limita alla presa in carico, ma si estende alla costruzione di una cultura diversa della salute mentale, fondata sulla conoscenza e sulla riduzione dello stigma. Attraverso campagne informative, convegni, dibattiti e interventi sui media, l’associazione contribuisce infatti a promuovere una narrazione più consapevole del disagio psichico, cercando di superare pregiudizi ancora profondamente radicati.
Parallelamente, l’attività si sviluppa anche sul piano istituzionale, con iniziative rivolte al miglioramento delle normative sul diritto alla salute e al potenziamento delle strutture e dei servizi dedicati. Non meno importante è il sostegno offerto alle famiglie, spesso le prime ad affrontare l’impatto del disagio mentale senza strumenti adeguati. In questo senso, l’associazione si configura come un presidio di orientamento, ascolto e accompagnamento, capace di creare connessioni tra bisogni individuali e risposte collettive.
Nel corso degli anni, la realtà costruita da Liberi di essere – promozione e tutela salute mentale odv si è affermata come un modello di intervento che unisce dimensione sanitaria, sociale e culturale. La sua forza risiede nella continuità dell’impegno e nella capacità di mantenere vivo un dialogo tra istituzioni e società civile, tra cura e partecipazione, tra fragilità e possibilità di riscatto.
In un tempo in cui la salute mentale torna sempre più spesso al centro del dibattito pubblico, esperienze come questa mostrano quanto sia fondamentale investire non solo in strutture e risorse, ma anche in relazioni, comunità e percorsi condivisi. Perché dietro ogni diagnosi, ogni storia e ogni percorso di sofferenza, esiste sempre una persona, con la sua complessità, la sua dignità e il suo diritto a essere accolta.

In un’epoca in cui la salute mentale è ancora spesso circondata da tanti silenzi e molti pregiudizi, incontriamo Rosa Bisogni, presidente dell’associazione Liberi di essere – promozione e tutela salute mentale odv, realtà attiva dal 1999 e punto di riferimento per adulti con disagio psichico e per le loro famiglie in Umbria. Un dialogo intenso, umano e necessario.
Presidente Bisogni, l’associazione che Lei guida da oltre vent’anni nasce in un periodo storico in cui parlare di salute mentale era ancora più difficile di oggi. Qual è stata la spinta iniziale che ha dato vita a questo percorso?
La spinta iniziale è stata la consapevolezza del dolore silenzioso di molte famiglie. Troppe persone si trovavano sole davanti alla sofferenza psichica dei propri cari, senza strumenti, senza ascolto e spesso senza dignità. L’associazione è nata per colmare proprio questo vuoto: dare voce, rete e sostegno concreto a chi non ne aveva.
Oggi l’associazione è una realtà strutturata e riconosciuta. Quanto è stato difficile costruire una rete stabile con i servizi sanitari?
È stato un percorso lungo e non sempre semplice. Abbiamo dovuto conquistare fiducia, dimostrare sul campo che la collaborazione tra associazioni, CSM, ASL, psichiatri e ospedali non solo è possibile, ma fondamentale. Oggi questa rete esiste e funziona, ma richiede costante cura e dialogo.
Lei è presidente da circa ventiquattro anni: cosa è cambiato nella sua visione della salute mentale in questo tempo?
È cambiato il modo di guardare alla persona. All’inizio si parlava soprattutto di “malattia”, oggi si cerca di parlare di “persona con una storia”. Questo cambia tutto: cambia l’approccio, cambia il rispetto, cambia la possibilità di costruire percorsi di vita e non solo di cura.
Uno degli aspetti più apprezzati della vostra attività riguarda i laboratori riabilitativi. Che ruolo hanno concretamente nella vita delle persone?
Hanno un ruolo fondamentale. Non sono semplici attività occupazionali, ma spazi di rinascita. L’orto didattico accessibile, il teatro, la ceramica, la sartoria: tutto questo permette alle persone di riscoprire capacità, relazioni, emozioni. È lì che spesso si ricostruisce la fiducia in sé stessi.
Il laboratorio teatrale, in particolare, sembra avere un valore molto profondo. Perché proprio il teatro?
Perché il teatro dà voce anche a ciò che non riesce a essere detto. Sul palco non esistono etichette, esiste la persona. Attraverso il corpo, la voce e la relazione con gli altri si può trasformare il dolore in espressione. È una forma potente di libertà.
Nel vostro percorso emergono anche storie personali molto intense, come quella di “Mauretto”. Quanto incidono queste relazioni umane nella vita dell’associazione?
Incidono profondamente. Ogni persona lascia un segno. “Mauretto” era parte della nostra famiglia allargata, e la sua storia continua a vivere nel ricordo di tutti noi. Le relazioni che nascono qui non sono superficiali: sono legami veri, che restano anche oltre la vita.
Molte famiglie arrivano da voi in condizioni di grande smarrimento. Qual è il primo messaggio che cercate di trasmettere?
Che non sono sole. Questo è il primo e più importante messaggio. Il secondo è che la sofferenza psichica non cancella la dignità della persona. Da lì si inizia un percorso fatto di ascolto, orientamento e presenza costante.
La vostra associazione si occupa anche di sensibilizzazione culturale. Quanto è ancora forte lo stigma oggi?
Lo stigma è ancora presente, anche se in forme più sottili rispetto al passato. Per questo lavoriamo su campagne informative, incontri pubblici e dialogo con i media. Cambiare la cultura è forse la sfida più grande, ma anche la più importante.
Se dovesse riassumere in una frase il senso del lavoro che svolgete ogni giorno, quale sarebbe?
Restituire dignità, possibilità e futuro a chi troppo spesso viene visto solo attraverso la propria fragilità. Per noi ogni persona è molto più della sua diagnosi: è una storia che merita ascolto, rispetto e opportunità.
Ascoltando le parole di Rosa Bisogni si comprende quanto la salute mentale non sia una questione che riguarda pochi, ma una responsabilità collettiva che coinvolge l’intera società. Realtà come Liberi di essere – promozione e tutela salute mentale odv dimostrano ogni giorno che accoglienza, ascolto e inclusione possono cambiare concretamente la vita delle persone e delle loro famiglie. Per questo invito i lettori a conoscere, sostenere e affiancare questa associazione attraverso il volontariato, le donazioni o semplicemente diffondendone la missione: perché nessuno dovrebbe affrontare il disagio psichico in solitudine e ogni gesto di solidarietà può diventare un’opportunità di rinascita.

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