Sono arrivate due condanne a cinque anni di reclusione e due assoluzioni nel processo legato alla devastante esplosione che, nel giugno 2019, colpì il palazzo municipale di Rocca di Papa. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Velletri, chiudendo il primo grado di giudizio su una delle tragedie più gravi avvenute nel territorio dei Castelli Romani negli ultimi anni. L’esplosione causò la morte del sindaco Emanuele Crestini e del suo delegato Vincenzo Eleuteri, oltre al ferimento di diverse persone e a ingenti danni strutturali all’edificio comunale.
Le condanne e le accuse contestate
I giudici hanno inflitto la pena di cinque anni al titolare della società incaricata dei lavori e al direttore dei lavori. Per entrambi le accuse contestate erano, a vario titolo, disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime. Secondo l’impianto accusatorio, le responsabilità sarebbero legate alla gestione delle attività condotte all’interno dell’edificio comunale durante gli interventi tecnici.
Le assoluzioni dei geologi
Il tribunale ha invece assolto con formula piena i due geologi finiti a processo. Per loro, secondo la decisione dei giudici, non sono emerse responsabilità sufficienti a giustificare una condanna. La sentenza distingue quindi nettamente le posizioni degli imputati coinvolti nel procedimento, ridisegnando il quadro delle responsabilità a distanza di sette anni dai fatti.
La dinamica dell’esplosione
Nel corso del processo è stata ricostruita la sequenza degli eventi che portarono alla tragedia. Secondo quanto emerso, tutto sarebbe iniziato dalla rottura di una tubatura del gas durante attività di ricerca di cavità sotterranee sotto la sede del municipio. La fuoriuscita di metano avrebbe progressivamente saturato gli ambienti dell’edificio, fino a provocare una violenta esplosione che distrusse gran parte della struttura e rese impossibile ogni intervento immediato di salvataggio.
Le reazioni dopo la sentenza
Dopo la lettura del dispositivo non sono mancate le reazioni delle parti civili. L’avvocato Antonio Ingroia, che rappresenta lo zio del sindaco Crestini, ha espresso perplessità sull’esito del procedimento, sottolineando come il quadro delle responsabilità non sia stato ritenuto del tutto completo. Secondo la difesa delle parti civili, la decisione potrebbe non chiudere definitivamente la vicenda, lasciando aperti possibili sviluppi in altre sedi giudiziarie.
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