Infezione dopo un intervento al seno: chirurgo rischia 2 anni

Secondo l'accusa il lipofilling fu eseguito in uno studio privo delle necessarie autorizzazioni. Contestato anche il reato di falso

Ospedale

Un intervento di lipofilling al seno eseguito in uno studio privato ritenuto «del tutto inidoneo e privo di qualsivoglia autorizzazione», una grave infezione e un nuovo intervento chirurgico per rimuovere entrambe le protesi. È il procedimento che vede imputato il chirurgo Paolo Signorini, per il quale la pm Eleonora Fini ha chiesto una condanna a due anni di reclusione.

Il medico è accusato di lesioni colpose e falsità ideologica, quest’ultima per aver dichiarato, nella richiesta di apertura di un nuovo centro estetico, di non essere sottoposto a procedimenti penali.

L’intervento e la grave infezione

La paziente, già sottoposta tra il 2018 e il 2021 a diversi interventi chirurgici a causa di precedenti problemi di salute, si era rivolta al professionista per un intervento di lipofilling eseguito il 4 novembre 2021 nello studio privato del medico, nei pressi di via Veneto.

Secondo la ricostruzione della Procura, dopo le precedenti operazioni effettuate in un ospedale romano la donna non aveva avuto complicazioni. Diversamente, dopo il lipofilling avrebbe contratto un’infezione da Pseudomonas aeruginosa, che le avrebbe provocato conseguenze persistenti nel tempo.

L’infezione, secondo il capo d’imputazione, le avrebbe impedito di svolgere le normali attività quotidiane per oltre 40 giorni, rendendo necessario un ulteriore intervento chirurgico, eseguito nel febbraio 2022, per la rimozione delle protesi mammarie.

Le contestazioni della Procura

Per l’accusa, l’intervento sarebbe stato eseguito in un ambiente non idoneo e privo delle necessarie autorizzazioni sanitarie.

La pm evidenzia inoltre che il 13 dicembre 2021 un esame colturale avrebbe accertato la presenza del batterio Pseudomonas aeruginosa, ritenuto una tipica infezione correlata all’assistenza sanitaria, riconducibile, secondo l’impostazione accusatoria, alle modalità con cui sarebbe stato effettuato l’intervento.

Secondo la Procura, il chirurgo avrebbe inoltre causato «l’indebolimento permanente dell’organo con grave menomazione dell’efficienza estetica del soggetto».

La documentazione e il consenso informato

Tra le contestazioni mosse dagli inquirenti figura anche la presunta assenza, nello studio medico, della documentazione sanitaria relativa all’intervento, compresi i dati sulle procedure eseguite, sugli strumenti utilizzati e sui farmaci somministrati.

La Procura sostiene inoltre che il medico non avrebbe rispettato il Codice di deontologia medica, le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali, né avrebbe informato adeguatamente la paziente sui possibili rischi dell’operazione attraverso un consenso informato completo.

L’accusa di falso

Oltre al procedimento per lesioni colpose, Signorini è imputato anche per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Secondo l’accusa, il 10 giugno 2022, nella documentazione presentata alla Regione Lazio per l’avvio dell’attività di uno studio professionale, avrebbe dichiarato falsamente di non essere sottoposto a procedimenti penali, nonostante fosse già a conoscenza dell’inchiesta a suo carico, avendo eletto domicilio nel procedimento il 6 giugno 2022.

Redazione

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