C’è un filo invisibile che unisce le generazioni, attraversa il tempo e restituisce voce a chi, troppo spesso, è rimasto ai margini della Storia. È da questo filo che nasce Soltanto il giorno, il romanzo d’esordio di Santina Cosetta, pubblicato da Giunti Editore il 3 giugno 2026, un’opera intensa e coinvolgente che affonda le proprie radici nella vera storia della bisnonna dell’autrice.
Più che un semplice romanzo storico, Soltanto il giorno è un viaggio nell’anima femminile, una narrazione che celebra la resilienza, la dignità e la capacità di rinascere anche quando il destino sembra aver negato ogni possibilità.
La protagonista, Marianna, nasce ad Avola nel 1885 senza essere desiderata. È una bambina che la vita sembra aver condannato fin dal primo respiro. Tutti la chiamano “Cosuzza”, nome destinato, secondo la tradizione popolare, alle donne che imparano a sopravvivere nella solitudine. Sarà Lisetta, la “stria” del paese, ad accoglierla e a trasmetterle un patrimonio di conoscenze antiche: le erbe, la cucina, la cura del prossimo e una verità destinata a diventare il cuore dell’intera narrazione, ovvero che il cibo non serve soltanto a nutrire il corpo, ma può diventare linguaggio d’amore, conforto, memoria e speranza.
Quando Lisetta parte per l’America, Marianna viene mandata a servizio nella grande masseria Irminio, nelle campagne ragusane. Qui il romanzo si apre a un affresco sociale di straordinaria intensità, dove gerarchie, privilegi e ingiustizie convivono con la nascita di amicizie sincere, passioni profonde e desideri che sfidano le convenzioni del tempo.
L’autrice accompagna il lettore in un percorso di crescita emotiva che conduce Marianna verso la conquista più difficile: imparare a desiderare qualcosa anche per sé stessa. È un cammino doloroso, fatto di rinunce, sacrifici e scelte coraggiose, ma anche di una sorprendente capacità di amare oltre ogni vincolo imposto dalla società.
L’opera è attraversata da una frase destinata a restare impressa nella memoria del lettore: «C’erano madri che non sapevano amare. E figlie che imparavano a non chiedere nulla.» Un’affermazione che sintetizza con rara efficacia il peso delle eredità emotive e il lungo percorso necessario per spezzarne le catene.
La Sicilia diventa protagonista tanto quanto i personaggi. È una terra aspra e luminosa, capace di ferire e proteggere nello stesso istante, descritta con una forza evocativa che restituisce profumi, paesaggi e tradizioni di un’isola autentica e senza tempo. I luoghi non fanno semplicemente da sfondo alla vicenda: respirano insieme ai protagonisti, influenzano le loro scelte e contribuiscono a trasformarne il destino.
Anche la scrittura rappresenta uno degli elementi più riusciti del romanzo. Santina Cosetta costruisce una narrazione intensa, elegante e profondamente umana, capace di alternare delicatezza e potenza emotiva senza mai perdere autenticità. Non sorprende, dunque, il giudizio espresso dalla scrittrice Milena Palminteri, che definisce il libro con parole di grande ammirazione: «Nelle pagine di questo romanzo c’è una cucina che è insieme cura e coraggio, ci sono frasi felici che fioriscono timide e potenti, c’è una Marianna che vi resterà nel cuore.»
Nata a Messina e oggi residente a La Spezia, dove insegna Lettere, Santina Cosetta porta nella sua narrativa un percorso umano e professionale ricco di esperienze: dalla ricerca archeologica al restauro di materiali cartacei antichi, fino alla pittura. Attività differenti, accomunate dalla stessa missione: custodire la memoria. Ed è proprio la memoria il cuore pulsante di Soltanto il giorno, romanzo che restituisce voce a chi la Storia ha spesso dimenticato.
Con le sue 492 pagine, Soltanto il giorno si presenta come uno degli esordi narrativi più significativi dell’anno editoriale 2026. È un libro che parla di maternità, identità, appartenenza, libertà e amore, ricordando al lettore che la famiglia non è soltanto un legame di sangue, ma soprattutto una scelta del cuore.
Disponibile in tutte le librerie, il romanzo invita a rallentare il passo e ad attraversare una storia che lascia un segno profondo. Perché alcune vicende non si limitano a essere lette: si vivono, si custodiscono e continuano ad accompagnare il lettore molto tempo dopo aver voltato l’ultima pagina.
INTERVISTA A SANTINA COSETTA: “La memoria è il luogo dove l’amore continua a vivere”
Soltanto il giorno nasce dalla storia vera della sua bisnonna. Quanto è importante, oggi, dare voce a chi la Storia ha dimenticato?
Credo che la memoria sia un atto di giustizia. Esistono vite che non hanno mai occupato le pagine dei libri di storia eppure hanno costruito il mondo con la stessa forza dei grandi protagonisti. Raccontarle significa restituire dignità al silenzio, dimostrare che ogni esistenza, anche la più umile, possiede una luce capace di attraversare il tempo.
Nel romanzo lei scrive di donne che imparano a sopravvivere prima ancora che a vivere. Filosoficamente, cos’è la forza?
La forza non è assenza di fragilità. È la capacità di continuare ad amare nonostante le ferite. È scegliere di non lasciare che il dolore diventi l’unica lingua con cui parlare al mondo. Le persone davvero forti sono quelle che riescono a trasformare le cicatrici in compassione.
Uno dei messaggi più intensi del libro è che l’amore non è una questione di sangue, ma di scelta. È questa la più alta forma di libertà?
Assolutamente sì. Nasciamo dentro una storia che non scegliamo, ma possiamo decidere chi diventare e chi amare. La libertà consiste proprio in questo: interrompere le catene dell’abitudine, del rancore e del destino, per costruire relazioni fondate sulla cura e sulla responsabilità reciproca.
La cucina, nel suo romanzo, diventa quasi una filosofia dell’esistenza. Che cosa rappresenta realmente?
Cucinare è un gesto profondamente umano. Significa prendersi cura dell’altro senza chiedere nulla in cambio. Ogni piatto custodisce una memoria, un’emozione, una storia. Il cibo sfama il corpo, ma sono l’amore e la condivisione a nutrire davvero l’anima.
La Sicilia che racconta è aspra e luminosa allo stesso tempo. Quanto i luoghi influenzano il destino delle persone?
I luoghi ci educano. Conservano le voci di chi ci ha preceduto e ci insegnano il senso dell’appartenenza. La Sicilia del romanzo non è soltanto un paesaggio: è una presenza viva, severa e materna, capace di mettere alla prova e, nello stesso tempo, di offrire radici profonde a chi la attraversa.
Se dovesse lasciare ai lettori una sola riflessione dopo l’ultima pagina di Soltanto il giorno, quale sarebbe?
Vorrei che comprendessero che nessun destino è scritto per sempre. Anche chi nasce senza essere atteso può diventare la risposta alla solitudine di qualcun altro. Finché scegliamo di amare, di prenderci cura e di credere nella bellezza dell’essere umano, esiste sempre la possibilità di rinascere. Ed è forse proprio questa la più autentica forma di speranza.
L’intervista si conclude, ma le parole di Santina Cosetta continuano a risuonare come un’eco gentile. Restano sospese nell’aria, simili al profumo del pane appena sfornato che attraversa una casa e diventa memoria, appartenenza, amore.
Soltanto il giorno non è soltanto un romanzo: è un invito ad ascoltare le voci dimenticate, a raccogliere le eredità invisibili lasciate dalle donne che hanno attraversato il tempo in silenzio, costruendo il futuro con mani instancabili e cuori generosi.
Chiuderne l’ultima pagina non significa terminare una lettura, ma iniziare un dialogo con sé stessi. Perché le storie autentiche non chiedono di essere ricordate: chiedono di essere vissute. E Marianna, con il suo coraggio discreto, continua a camminare accanto al lettore, ricordandogli che l’amore più vero è quello che sa trasformare il dolore in speranza, la fragilità in forza e il destino in una scelta.
È questo il dono più prezioso della letteratura: rendere immortali le persone comuni e insegnarci che, talvolta, basta un solo giorno per cambiare il corso di un’intera esistenza.
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