Arresti a Trastevere per il pestaggio organizzato in un b&b

Giovane sequestrato e picchiato in un b&b a Trastevere: tre persone accusate di tortura, rapina e sequestro dopo un’aggressione nata da una presunta vendetta

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Un incontro chiarificatore trasformato in una violenta aggressione. È quanto emerge dall’inchiesta dei carabinieri della compagnia di Trastevere su un episodio avvenuto in un bed and breakfast del quartiere romano, dove un giovane sarebbe stato attirato con un pretesto, sequestrato e sottoposto a un lungo pestaggio. La vicenda ha portato a misure cautelari per tre persone accusate, a vario titolo, di sequestro di persona, rapina aggravata e tortura.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Roma Emanuela Attura, al centro della vicenda ci sarebbe una donna di 29 anni che avrebbe avuto un ruolo di organizzatrice dell’aggressione. Per lei e per il compagno, un giovane aspirante cantante tra i vincitori della competizione musicale Area Sanremo 2025, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Un terzo presunto coinvolto dovrà invece presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria.

L’accusa più grave contestata agli indagati è quella di tortura, un reato applicato raramente in episodi tra privati cittadini e motivato, secondo il giudice, dalle modalità particolarmente crudeli dell’azione e dalla volontà di infliggere sofferenza alla vittima.

Il rapporto di amicizia alla base del conflitto

La vicenda avrebbe avuto origine alcuni mesi prima dell’aggressione, nel settembre 2025. Il giovane accusato di aver partecipato al pestaggio, 25 anni, residente a Milano ma legato alla Capitale, conosceva la vittima grazie alla comune passione per la musica.

Durante alcuni soggiorni a Roma, il ragazzo avrebbe chiesto all’amico di ospitare la propria fidanzata, una donna di 29 anni. Proprio durante quel periodo di convivenza temporanea sarebbe nato il contrasto che avrebbe poi portato alla vendetta.

Secondo quanto raccontato dalla vittima nella denuncia, la donna avrebbe manifestato interesse nei suoi confronti con alcuni approcci personali. Il giovane avrebbe respinto tali avances per non compromettere il rapporto con l’amico, arrivando anche a prospettare la possibilità di raccontare quanto accaduto al fidanzato della ragazza.

Per gli investigatori sarebbe stato questo il momento in cui sarebbe maturato il progetto di ritorsione.

L’invito nel B&B e l’agguato

Il 14 ottobre 2025 la donna avrebbe contattato la vittima invitandola in una struttura ricettiva di Trastevere con la scusa di voler chiarire definitivamente la situazione. L’appuntamento era fissato per la sera, intorno alle 19:30.

Il giovane sarebbe entrato nella stanza senza sapere che all’interno o nelle vicinanze si trovavano anche gli altri due uomini coinvolti nella vicenda. Secondo la ricostruzione investigativa, il chiarimento sarebbe stato soltanto un espediente per farlo entrare in una situazione preparata in precedenza.

La 29enne avrebbe convinto il ragazzo a registrare un messaggio vocale destinato al proprio compagno. Nel contenuto, ottenuto secondo gli inquirenti attraverso l’inganno, la vittima avrebbe espresso una presunta intenzione di avere una relazione con la donna. Dopo l’invio del messaggio sarebbe iniziata l’aggressione.

Due ore di violenza e umiliazioni

Quando l’audio sarebbe stato recapitato, nella stanza sarebbero entrati il fidanzato della donna e un altro complice. La porta sarebbe stata chiusa impedendo alla vittima di uscire, dando inizio a circa due ore di violenze.

Gli investigatori descrivono un’aggressione caratterizzata da particolare brutalità. Il giovane sarebbe stato colpito con calci e pugni in diverse parti del corpo e sarebbe stata utilizzata anche una catena per provocargli ferite alla schiena.

La donna, secondo l’ordinanza, non avrebbe partecipato materialmente al pestaggio ma avrebbe avuto un ruolo nella gestione dell’azione. Il giudice avrebbe evidenziato come la 29enne avrebbe organizzato gli aspetti logistici e incoraggiato gli altri partecipanti, arrivando anche a lanciare un oggetto contro la vittima.

Durante l’aggressione sarebbero state pronunciate anche frasi offensive e denigratorie nei confronti del giovane, con l’obiettivo di umiliarlo.

Il furto del telefono e la fuga

La violenza non si sarebbe limitata alle percosse. La vittima sarebbe stata costretta a consegnare il proprio telefono cellulare, a sbloccarlo e a permettere agli aggressori di controllare le conversazioni private.

Gli indagati avrebbero inoltre versato della birra sul giovane, obbligandolo successivamente a pulire il pavimento utilizzando un indumento. Un comportamento che, secondo il gip, avrebbe rappresentato un ulteriore elemento di umiliazione e degradazione.

Prima di lasciarlo andare, gli aggressori avrebbero chiesto alla vittima di consegnare il denaro che aveva con sé. Il giovane avrebbe dato circa 15 euro, una somma che sarebbe stata oggetto di ulteriori derisioni.

A seguito dell’aggressione, il ragazzo ha riportato una frattura all’orbita sinistra e una prognosi di 30 giorni. Il giudice ha sottolineato che le modalità dell’azione avrebbero superato la semplice violenza fisica, evidenziando una condotta finalizzata a provocare sofferenza e paura nella vittima.

Le indagini e il ruolo dei social

Dopo due ore nella stanza, il giovane sarebbe riuscito a sfruttare un momento di distrazione degli aggressori, aprendo la porta e riuscendo a fuggire. Subito dopo avrebbe contattato alcune persone di fiducia, che lo hanno accompagnato al pronto soccorso del policlinico Gemelli.

Le indagini dei carabinieri hanno raccolto diversi elementi: oltre alla testimonianza della vittima e dei familiari, sono stati analizzati tabulati telefonici e dati provenienti dai social network. Gli account online avrebbero contribuito a ricostruire i collegamenti tra le persone coinvolte e il presunto piano organizzato.

L’ordinanza cautelare è diventata esecutiva il 24 giugno. Secondo il gip, il rischio di reiterazione dei comportamenti violenti sarebbe concreto, considerando la gravità e la gratuità delle condotte contestate agli indagati.

Redazione

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