È terminata in Versilia la fuga di Antonio Costagliola, 27enne di origine napoletana ricercato dalle autorità perché ritenuto il “telefonista” di una vasta rete di truffe ed estorsioni ai danni di persone anziane. L’uomo, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Roma, è stato individuato mentre si trovava al mare con la famiglia ed è stato trasferito nel carcere di Lucca.
Secondo le accuse, Costagliola avrebbe avuto un ruolo centrale in almeno 42 episodi di truffa aggravata ed estorsione, realizzati tra Lazio, Toscana e Campania. Il volume economico dei colpi contestati supera i 300.000 euro tra denaro contante, gioielli e oggetti preziosi sottratti alle vittime.
L’indagine era partita nel 2023 dopo la denuncia di un’anziana di 81 anni residente a Ostia Antica. La donna era stata raggirata attraverso una delle tecniche più utilizzate nelle truffe agli anziani: quella del “finto nipote” abbinata al falso operatore postale. I truffatori l’avevano convinta che la figlia fosse coinvolta in una grave situazione giudiziaria e che fosse necessario consegnare denaro e oro per evitare conseguenze.
La vittima aveva così affidato ai malviventi 14.000 euro in contanti e circa 200 grammi di oro. Da quella denuncia i carabinieri hanno avviato una complessa attività investigativa, durata diversi mesi, basata su intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati, immagini delle telecamere di sorveglianza e servizi di osservazione sul territorio.
Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire la struttura del gruppo e individuare il ruolo del 27enne. Costagliola, secondo gli investigatori, aveva il compito di individuare le potenziali vittime e gestire la prima fase del contatto telefonico. Utilizzando anche vecchi elenchi telefonici cartacei di diverse province italiane, avrebbe selezionato persone considerate più vulnerabili, con età comprese tra 54 e 96 anni.
Durante le chiamate, il meccanismo prevedeva la costruzione di situazioni di emergenza: falsi arresti, problemi giudiziari di familiari o presunti interventi delle forze dell’ordine. Attraverso la pressione psicologica, gli anziani venivano spinti a consegnare soldi, gioielli o altri beni di valore a complici incaricati del ritiro a domicilio.
Le truffe attribuite al gruppo avrebbero interessato numerosi comuni del Centro e Sud Italia. Tra i territori coinvolti figurano Roma, Monterotondo, Albinia in provincia di Grosseto, Salerno, Cava dei Tirreni, Bagnaia nel Viterbese, Meta di Sorrento, Aversa, Portici, Castellammare di Stabia, Qualiano e San Felice a Cancello.
Nel corso della prima fase delle indagini, i carabinieri avevano già arrestato tre persone colte in flagranza mentre stavano raccogliendo il denaro presso le abitazioni degli anziani. Durante una perquisizione nell’abitazione napoletana di Costagliola erano stati trovati elenchi telefonici, telefoni cellulari, 10.000 euro in contanti e orologi di valore, elementi ritenuti utili per ricostruire l’attività del gruppo.
Dopo l’emissione del provvedimento cautelare, il giovane si era reso irreperibile. Nel giugno 2025 il tribunale di Roma aveva dichiarato la sua latitanza. Per oltre un anno avrebbe adottato una serie di precauzioni per evitare di essere individuato, cambiando abitazioni, numerazioni telefoniche, profili social e strumenti finanziari utilizzati.
La ricerca è stata condotta dai carabinieri della stazione di Roma Porta Portese attraverso un insieme di tecniche investigative tradizionali e strumenti tecnologici. Gli investigatori hanno analizzato dati informatici e finanziari, collaborando anche con piattaforme digitali e sistemi di pagamento elettronico, fino a individuare il luogo in cui il ricercato si nascondeva.
Il ritrovamento è avvenuto a Viareggio, in provincia di Lucca. Costagliola stava passeggiando con la famiglia in viale Regina Margherita quando ha notato una pattuglia della polizia di Stato. Convinto che gli agenti fossero lì per arrestarlo, ha tentato una fuga a piedi verso il molo. Gli operatori lo hanno però raggiunto e il 27enne ha ammesso di essersi allontanato perché consapevole di essere ricercato.
Nonostante alcuni tentativi di depistaggio e l’utilizzo di informazioni personali non corrispondenti alla realtà, gli accertamenti hanno confermato la sua identità. Per lui si sono quindi aperte le porte del carcere di Lucca, dove è stato condotto in esecuzione dell’ordinanza del tribunale di Roma.
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