Un mercato nascosto ma ancora presente continua a rappresentare una minaccia per l’ambiente e per gli operatori economici che rispettano le regole. Sono le buste della spesa in plastica non biodegradabile e non compostabile, vietate dalla normativa italiana ma ancora distribuite da alcuni esercizi commerciali nonostante i divieti in vigore da anni.
Il fenomeno riguarda sacchetti realizzati con materiali non conformi alle disposizioni ambientali e che, secondo i controlli effettuati dalle autorità, continuano a circolare soprattutto in alcune attività commerciali che non si sono adeguate alle norme. A mantenere alta l’attenzione sul territorio sono i carabinieri forestali dei gruppi di Roma, impegnati nel primo semestre del 2026 in una serie di verifiche mirate nei negozi della Capitale e nei comuni della provincia.
Controlli capillari contro i sacchetti illegali
Le verifiche hanno interessato diverse tipologie di punti vendita e sono state svolte anche in collaborazione con i reparti dell’Arma territoriale di Marino, Roma, Roma Natura e Velletri. Durante le ispezioni sono state individuate diverse situazioni irregolari, con attività commerciali che mettevano a disposizione dei clienti shopper non compatibili con quanto previsto dalla normativa.
Nel corso dei primi sei mesi del 2026 sono stati notificati 14 verbali di accertamento per violazioni amministrative. Le sanzioni previste per ogni singola irregolarità possono arrivare fino a 25mila euro, con un impatto economico significativo per gli esercenti che continuano a utilizzare o commercializzare sacchetti non autorizzati.
Sanzioni elevate per difendere ambiente e concorrenza
Le multe previste dalla legge hanno una duplice finalità: da un lato contrastare l’inquinamento causato dalla plastica tradizionale monouso, dall’altro proteggere le aziende che operano nel rispetto delle norme ambientali.
I sacchetti in plastica non biodegradabile rappresentano un grave problema ambientale, perché possono rimanere nell’ecosistema per lunghi periodi, frammentandosi progressivamente in microplastiche che contaminano terreni e mari. Questi materiali possono inoltre entrare nella catena alimentare, con conseguenze negative per gli equilibri naturali.
Parallelamente, la vendita di prodotti non conformi crea una situazione di concorrenza sleale nei confronti dei commercianti e delle imprese della filiera della bioeconomia. Gli operatori che rispettano le regole sostengono infatti costi maggiori per acquistare materiali certificati e rispettosi dell’ambiente.
Come riconoscere un sacchetto a norma
I carabinieri forestali ricordano ai consumatori l’importanza di verificare attentamente le caratteristiche delle buste ricevute durante gli acquisti. Un sacchetto regolare deve riportare la dicitura “Biodegradabile e compostabile” e deve essere accompagnato dai riferimenti alla normativa tecnica Uni En 13432:2002. Deve inoltre essere presente il marchio di un ente certificatore riconosciuto, come ad esempio Cic – Consorzio italiano Compostatori, Tuv Austria, Din Certco o Vincotte.
In caso di dubbi, il consumatore può rifiutare il sacchetto non conforme e chiedere un’alternativa. Le autorità invitano inoltre a privilegiare l’utilizzo di borse personali e riutilizzabili, una soluzione considerata più sostenibile per ridurre la produzione di rifiuti.
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