Tevere in secca, riemerge l’antico ponte di Nerone

La magra restituisce alla vista i resti romani vicino al Vaticano, testimonianza di un collegamento costruito quasi duemila anni fa

Il livello eccezionalmente basso del Tevere ha riportato alla luce, nei pressi del Vaticano, i resti di un antico ponte romano risalente probabilmente al regno dell’imperatore Nerone, tra il 54 e il 68 d.C.. Un frammento della Roma imperiale tornato visibile grazie alla magra del fiume.

La struttura, situata nelle vicinanze di Castel Sant’Angelo, permetteva alla Via Triumphalis di attraversare il Tevere e collegava il cuore di Roma con l’area vaticana. Non è la prima volta che durante l’estate, quando il livello del fiume scende sensibilmente, riaffiorano i resti dei piloni del Pons Neronianus, conosciuto anche come Ponte Trionfale, poco distante dall’attuale ponte Vittorio Emanuele II.

Il collegamento tra Campo Marzio e Vaticano

Realizzato nel I secolo d.C., come ricorda il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, il ponte metteva in comunicazione il Campo Marzio con l’Ager Vaticanus, consentendo all’antica via Trionfale di superare il Tevere e proseguire in direzione di Veio.

Nell’area del Vaticano si trovavano alcune delle proprietà dell’imperatore Nerone, tra cui la villa della madre Agrippina, oltre al circo di Caligola e alla via Cornelia, che passava davanti a Castel Sant’Angelo. Il ponte rappresentava quindi un’infrastruttura strategica nella rete viaria della Roma imperiale.

I piloni utilizzati per i mulini sul fiume

Una testimonianza particolarmente suggestiva è contenuta nell’incisione settecentesca di Giuseppe Vasi, “Vestigie dell’antico Ponte Trionfale”, nella quale i resti dei piloni emergono chiaramente dalle acque. Quelle strutture ebbero anche una seconda vita nei secoli successivi.

Secondo quanto ricostruito dal Museo di Castel Sant’Angelo, infatti, i piloni venivano utilizzati per ormeggiare i mulini natanti, le cui macine erano azionate sfruttando la corrente del Tevere incanalata proprio dai resti dell’antico ponte.

Le demolizioni e i ritrovamenti nel Novecento

Alla fine dell’Ottocento parte dei resti venne demolita per migliorare la navigabilità del Tevere. Durante gli scavi dei primi anni del Novecento per la costruzione di ponte Vittorio Emanuele II furono poi rinvenute puntazze in ferro, simili a quelle di ponte Elio conservate a Castel Sant’Angelo, insieme a travi di legno ancora conficcate nel letto del fiume.

Sergio Delli ricorda che la più grande di queste travi, realizzata in legno di quercia, risultò talmente difficile da estrarre, a causa della profondità raggiunta, che fu necessario segarla.

Il progetto mai realizzato di Giulio II

Il Ponte Neroniano sarebbe stato distrutto probabilmente durante la Guerra gotica, intorno alla metà del VI secolo. Molti secoli più tardi si pensò però di riportare in vita quell’antico attraversamento del Tevere.

Durante il pontificato di Giulio II della Rovere fu infatti progettata la sua ricostruzione con il nome di ponte Giuliano, che avrebbe dovuto collegare via della Lungara con via Giulia, sulla sponda opposta. Il progetto non venne mai realizzato e del ponte romano sono rimaste le vestigia che, quando il Tevere si abbassa abbastanza, tornano ancora oggi a riaffiorare dalle sue acque.

Redazione

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