Truffa del malocchio a Roma, coppia arrestata dopo il raggiro a un’anziana

Si presentavano come guaritori capaci di eliminare negatività e problemi di salute, ma secondo gli investigatori avrebbero convinto una donna anziana a consegnare migliaia di euro

Truffa agli anziani

Una coppia accusata di aver raggirato un’anziana residente a Roma è stata arrestata con l’accusa di truffa aggravata in concorso. I protagonisti della vicenda sono un uomo di 63 anni originario di Napoli e una donna di 59 anni residente nella Capitale, entrambi domiciliati a Capena.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di San Sebastiano e del nucleo operativo della compagnia dell’Eur, i due si sarebbero presentati alla vittima come persone in grado di eliminare il malocchio e allontanare presunte energie negative responsabili dei suoi problemi fisici ed emotivi.

L’indagine ha portato alla luce un sistema basato sulla vulnerabilità dell’anziana, alla quale sarebbero state prospettate soluzioni prive di fondamento scientifico attraverso rituali e rassicurazioni.

L’uomo avrebbe assunto il ruolo principale nel rapporto con la donna, riuscendo a conquistare la sua fiducia attraverso telefonate frequenti e incontri avvenuti direttamente nell’abitazione della vittima. Il 63enne si sarebbe descritto come un guaritore capace di risolvere disturbi come mal di testa e dolori allo stomaco.

Dalle prime richieste di denaro fino ai 3.500 euro

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto guaritore avrebbe organizzato alcuni rituali durante gli incontri con l’anziana. Attraverso gesti come l’imposizione delle mani o movimenti sul corpo della donna, avrebbe sostenuto che i suoi disturbi fossero causati da presunte negatività da rimuovere.

Le richieste economiche sarebbero aumentate progressivamente nel tempo. In una prima fase la donna avrebbe consegnato piccole somme, comprese tra 20 e 30 euro. Successivamente le cifre sarebbero diventate più elevate, arrivando prima a 500 euro e poi alla richiesta finale di 3.500 euro in contanti.

Proprio l’ultima richiesta di denaro ha spinto il figlio della vittima a rivolgersi ai carabinieri e a denunciare quanto stava accadendo. L’uomo ha consegnato ai militari anche materiale utile alle indagini, tra cui immagini e video contenuti in una pen drive, che documentavano i contatti tra l’anziana e i presunti truffatori.

Il blitz dei carabinieri durante la consegna del denaro

Dopo la denuncia, i carabinieri hanno organizzato un servizio di osservazione in occasione dell’appuntamento fissato per la consegna del denaro, avvenuta il 13 agosto nell’abitazione della donna. Durante l’operazione, i militari hanno seguito ogni fase dell’incontro. Il 63enne sarebbe rimasto all’esterno dell’edificio, mentre la moglie sarebbe entrata nell’appartamento per ricevere la somma richiesta.

Prima della consegna dei soldi, secondo quanto emerso dalle indagini, la donna avrebbe dato all’anziana una bustina contenente un comune farmaco antiacido, il Gaviscon, facendole credere che quel gesto avrebbe contribuito a eliminare il dolore allo stomaco attribuito alle presunte negatività.

Quando la donna è uscita dall’abitazione con la busta contenente i 3.500 euro, i carabinieri sono intervenuti recuperando l’intera somma. Contestualmente è stato fermato anche il marito, trovato in possesso del telefono utilizzato per comunicare con la vittima.

Chat e appunti sequestrati durante le indagini

Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno contribuito a delineare il quadro accusatorio nei confronti della coppia. Un ruolo importante è stato svolto dall’analisi delle conversazioni digitali e del materiale trovato durante la perquisizione.

Dalla trascrizione delle chat audio scambiate tramite WhatsApp sarebbe emerso un rapporto caratterizzato, secondo gli inquirenti, da una forte dipendenza psicologica dell’anziana nei confronti del 63enne. Nei messaggi la donna appariva riconoscente verso l’uomo e convinta delle sue capacità di intervenire sul presunto malocchio.

Durante la perquisizione nell’abitazione della coppia a Capena, i carabinieri hanno inoltre trovato diversi biglietti manoscritti con nomi e numeri di telefono riferibili alla vittima e al figlio. Tra gli appunti sequestrati sarebbe comparso anche un riferimento alla necessità di allontanare una terza persona, indicata dagli investigatori come possibile ostacolo al rapporto instaurato con l’anziana.

Le decisioni del giudice dopo l’arresto

Dopo la convalida dell’arresto, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e un rischio di reiterazione del reato. La condotta della coppia è stata valutata come caratterizzata da una particolare capacità di persuasione e insistenza. Durante l’interrogatorio, i due hanno sostenuto che il loro rapporto con la donna fosse esclusivamente basato su aiuto e sostegno, ma questa versione è stata ritenuta non credibile dal tribunale.

Redazione

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