Omicidio Diabolik, sette in carcere: «Sono i mandanti»

La Dda ricostruisce il presunto accordo criminale dietro l'agguato del 2019 al parco degli Acquedotti

Sette persone sono finite in carcere nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, l’ex capo ultrà conosciuto come ‘Diabolik’, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola alla testa mentre si trovava su una panchina al parco degli Acquedotti. Secondo l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia, gli indagati avrebbero avuto un ruolo nella pianificazione del delitto.

La misura cautelare tenta di ricostruire responsabilità e retroscena dell’agguato, che secondo gli inquirenti sarebbe maturato nell’ambito della lotta per il controllo del narcotraffico nella Capitale. Resta invece senza un responsabile giudiziariamente accertato l’esecuzione materiale: Raul Esteban Calderon, unico imputato come presunto killer, è stato assolto in secondo grado.

L’ipotesi del patto per eliminare Piscitelli

Secondo la ricostruzione investigativa, l’omicidio sarebbe stato commesso con metodo mafioso e con l’obiettivo di favorire l’egemonia del clan Senese nell’area Tuscolana. Tra le figure indicate dagli inquirenti compare Michele Senese, al quale viene attribuito il ruolo di mandante apicale.

Alla base del contrasto, sempre secondo l’accusa, ci sarebbe stata la crescente autonomia acquisita da Piscitelli nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti. L’ex capo ultrà avrebbe smesso di riconoscere al gruppo la quota concordata sui profitti della droga, limitandosi a versamenti mensili compresi tra 2mila e 3mila euro.

Il presunto ruolo di Bennato e Capriotti

Nell’inchiesta figura anche Leandro Bennato, indicato come una figura di vertice con collegamenti criminali da Tor Bella Monaca fino a Casalotti e Primavalle. Per gli investigatori sarebbe stato uno degli organizzatori dell’omicidio, interessato ad assumere il controllo delle attività illecite nella zona Tuscolana. Dopo alcuni sopralluoghi, il giorno dell’agguato avrebbe inoltre scortato in scooter Calderon, poi assolto dall’accusa di essere l’esecutore materiale.

Un altro ruolo centrale viene attribuito ad Alessandro Capriotti, detto ‘il Fornaro’. Secondo l’accusa, sarebbe stato lui a fissare con Piscitelli un falso appuntamento per le 19 in via Lemonia, attirandolo così nel luogo dove sarebbe poi scattato l’agguato.

I contrasti per i carichi di cocaina

Dietro il delitto, secondo gli inquirenti, ci sarebbero state anche forti tensioni economiche tra Capriotti e il gruppo vicino a Piscitelli. Il primo avrebbe raggirato alcuni fornitori albanesi legati a ‘Diabolik’ nell’ambito di operazioni riguardanti carichi da 14 e 10 chili di cocaina tra il 2016 e il 2018.

Piscitelli sarebbe quindi intervenuto pretendendo 300mila euro. Il 23 febbraio 2019 due suoi presunti sodali avrebbero raggiunto Rocca di Papa ed esploso quattro colpi di Kalashnikov contro la porta dell’abitazione di Capriotti, dove in quel momento si trovava anche la figlia minorenne. L’episodio, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe spinto il broker a cercare la protezione di Giuseppe Molisso e avrebbe contribuito alla decisione di eliminare il rivale.

La faida dopo l’agguato

La morte di Piscitelli avrebbe poi innescato una violenta contrapposizione tra gruppi criminali. La fazione albanese rimasta fedele all’ex capo ultrà, indicata dagli investigatori come guidata da Elvis Demce, avrebbe avviato una caccia agli uomini ritenuti responsabili dell’omicidio, in particolare Bennato e Molisso.

In questo scenario gli inquirenti collocano una serie di tentati omicidi e progetti di vendetta, tra cui quelli ai danni dello stesso Bennato, di Fabietti e di Matteo Costacurta, oltre a un agguato pianificato contro Molisso e all’aggressione subita in carcere da Calderon.

Il blitz di carabinieri e polizia

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica e della Dda capitolina. Le accuse formulate nei confronti degli indagati rappresentano ipotesi che dovranno essere verificate nel corso del procedimento.

A eseguire i provvedimenti sono stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo e gli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato, impegnati nell’indagine che punta a fare luce sulla catena decisionale dietro uno degli omicidi più significativi della recente storia criminale romana.

Redazione

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