Il 30 aprile 2026, il Governo Meloni ha approvato un pacchetto di misure per affrontare l’emergenza abitativa in Italia, con l’obiettivo di recuperare 60.000 immobili e creare 100.000 nuove case popolari entro il 2030. Il Piano Casa, che arriva dopo richieste da parte delle amministrazioni locali, associazioni e sindacati che si occupano di edilizia sociale, si concentra su tre punti principali: il recupero di alloggi Erp, la creazione di un fondo gestito da Invimit Sgr e la semplificazione burocratica per attrarre investimenti privati per la costruzione di case a canoni calmierati.
Il recupero di 60.000 alloggi popolari
Il primo pilastro del piano prevede il recupero di 60.000 alloggi popolari inutilizzati, con un investimento di 1,7 miliardi di euro. L’obiettivo è rimettere in circolazione case che, a causa di mancanza di manutenzione, non sono attualmente assegnabili. A Roma, si stima che circa 1.000 unità siano coinvolte nel piano di recupero. A gestire l’operazione sarà un commissario straordinario, che coordinerà gli interventi con gli enti che attualmente gestiscono gli alloggi popolari, come Ater Roma.
Un fondo da 10 miliardi per i Comuni
In parallelo, il Governo ha previsto un fondo da 10 miliardi di euro per supportare i Comuni italiani nell’affrontare l’emergenza abitativa. Questo fondo sarà gestito da Invimit Sgr, con risorse provenienti dall’Unione Europea e dallo Stato. Il fondo sarà suddiviso in comparti regionali per garantire che le risorse siano allocate in modo mirato, tenendo conto delle specifiche esigenze territoriali.
Incentivi per i costruttori privati
Il Governo ha anche l’intenzione di incentivare la partecipazione di investitori privati nella costruzione di nuovi alloggi a canoni calmierati. In cambio, sono previste semplificazioni burocratiche per accelerare le procedure e consentire la realizzazione di progetti residenziali. Il piano prevede che almeno 70 alloggi su 100 siano destinati a edilizia convenzionata, con il privato obbligato a vendere o affittare a un prezzo inferiore almeno del 33% rispetto ai prezzi di mercato. Tuttavia, queste semplificazioni si applicheranno solo alla quota di alloggi destinati all’edilizia integrata, mentre per la restante parte continueranno a valere le normative ordinarie.
La stretta sugli sfratti
In un altro ambito, il Governo ha approvato un disegno di legge che introduce misure più rapide per il rilascio degli immobili occupati abusivamente. A partire dal 30 aprile 2026, il decreto di rilascio verrà emesso entro 15 giorni dalla richiesta, con l’introduzione di una procedura d’urgenza per accelerare le esecuzioni forzate. Inoltre, per ogni giorno di ritardo, verrà applicata una penale pari all’1% del canone mensile.
Critiche e preoccupazioni
Nonostante le intenzioni del Governo, le critiche non sono mancate. Silvia Paoluzzi di Unione Inquilini ha espresso preoccupazione per il fatto che i fondi annunciati siano dilazionati fino al 2030, facendo ritenere che il piano non possa avere un impatto immediato. La sindacalista accusa il Governo di voler favorire la speculazione privata a discapito dell’effettivo bisogno sociale.
Anche Angelo Bonelli di Europa Verde ha sollevato dubbi sulla sostenibilità economica del piano, affermando che i fondi previsti non sarebbero sufficienti per raggiungere l’obiettivo di 60.000 nuovi alloggi, suggerendo che il Governo stia favorendo i costruttori a scapito delle reali necessità abitative.
La richiesta di nuovi fondi
L’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa, che include assessori comunali come quello capitolino Tobia Zevi, ha chiesto un confronto con il Governo, sottolineando che per affrontare seriamente l’emergenza abitativa, sono necessari fondi nuovi e dedicati, separati da quelli già destinati ai progetti di rigenerazione urbana.
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