È morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, una delle personalità più rilevanti della Chiesa cattolica italiana contemporanea. La notizia della scomparsa segna la fine di una lunga stagione ecclesiastica e istituzionale che lo ha visto protagonista per oltre un decennio ai vertici della Conferenza episcopale italiana e come figura centrale nella guida pastorale della diocesi di Roma.
Originario di Sassuolo, Ruini ha ricoperto ruoli di primissimo piano nella struttura ecclesiastica italiana. È stato cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma dal 1991 al 2008, oltre a essere arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano. Nello stesso periodo ha assunto anche l’incarico di pro-vicario e ha consolidato una presenza costante nella gestione pastorale della capitale.
Tra gli incarichi più significativi spicca la presidenza della Conferenza episcopale italiana, che ha guidato dal 1991 al 2007. In quegli anni, la sua leadership ha inciso profondamente sul rapporto tra Chiesa e società italiana, soprattutto in una fase storica segnata da trasformazioni politiche, culturali e istituzionali. Ruini ha guidato anche la Conferenza episcopale laziale, ampliando ulteriormente il suo ruolo di coordinamento ecclesiale.
Negli ultimi anni le condizioni di salute del cardinale si erano progressivamente aggravate. Già lo scorso maggio era stato segnalato un peggioramento significativo, mentre nel 2024 era stato ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli per un infarto. Successivamente, nel 2025, aveva affrontato ulteriori complicazioni legate a un blocco renale. Le sue condizioni erano rimaste fragili fino al recente aggravamento che ne ha determinato il decesso.
La camera ardente è stata allestita a partire dalle 12 di mercoledì 17 giugno presso la cappella della Madonna della Perseveranza del Pontificio Seminario Romano Minore, con accesso da via Aurelia 208. L’organizzazione delle esequie riflette il rilievo istituzionale della sua figura all’interno della Chiesa romana.
La Diocesi di Roma ha espresso profondo cordoglio attraverso una nota ufficiale. Il cardinale vicario Baldassare Reina e il Consiglio episcopale hanno ricordato Ruini come un pastore capace di interpretare le trasformazioni della società italiana. Nel messaggio si sottolinea come la sua guida, durata dal 1991 al 2008, abbia lasciato un’impronta significativa nella vita ecclesiale e nel dialogo con il Paese.
Particolarmente rilevato anche il richiamo al suo motto episcopale, “Veritas liberabit nos”, considerato espressione della sua visione pastorale e culturale. La nota evidenzia inoltre la sua capacità di leggere i cambiamenti sociali e politici, sostenendo la presenza pubblica dei cattolici nella vita civile.
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dal mondo politico e istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato Ruini come una figura di grande rilievo culturale ed ecclesiale, sottolineandone l’intelligenza e la capacità di interpretare il ruolo dei cattolici nella società. Anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha espresso dolore per la scomparsa, ricordando il legame personale e gli anni di collaborazione e dialogo, fin dai tempi dell’esperienza giovanile a Reggio Emilia.
La morte del cardinale Ruini segna dunque la conclusione di una fase importante della storia della Chiesa italiana recente, lasciando un’eredità pastorale e istituzionale che ha attraversato oltre tre decenni di trasformazioni profonde.
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