Un’inchiesta dei carabinieri ha portato alla luce un sistema di spaccio di cocaina all’interno di una fabbrica di Tivoli Terme, alle porte di Roma. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’attività illecita si svolgeva direttamente nei locali aziendali durante i turni di lavoro notturni, trasformando lo stabilimento in una vera e propria “piazza di spaccio”.
Il sistema di spaccio in azienda
Le indagini hanno evidenziato un meccanismo organizzato e continuativo. Due dipendenti dell’azienda avrebbero introdotto la droga all’interno dello stabilimento, mentre un ex lavoratore fungeva da fornitore esterno. La cocaina veniva poi ceduta direttamente ai colleghi, sfruttando i momenti di minore controllo durante i turni notturni.
Le modalità di approvvigionamento
Secondo gli inquirenti, lo stupefacente veniva fatto entrare in fabbrica attraverso un sistema ingegnoso: l’ex dipendente si appostava all’esterno dello stabilimento e lanciava gli involucri oltre il muro perimetrale in punti prestabiliti, dove poi venivano recuperati dai complici interni.
Minacce e presunte estorsioni
L’inchiesta ha inoltre fatto emergere un quadro più grave. Il fornitore, un uomo di 50 anni, avrebbe in alcuni casi utilizzato minacce per costringere gli acquirenti a saldare i debiti legati all’acquisto della droga, configurando così anche l’ipotesi di estorsione.
Gli arresti e l’azione dei carabinieri
Al termine delle indagini, coordinate dalla Procura di Tivoli, i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di tre uomini: due operai di 44 e 37 anni e un ex dipendente di 50 anni. Tutti sono accusati di detenzione e spaccio di stupefacenti, mentre al 50enne viene contestato anche il reato di estorsione.
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