Avrebbe filmato di nascosto decine di pazienti mentre si spogliavano per sottoporsi a esami diagnostici e, in due casi, avrebbe anche compiuto atti di violenza sessuale durante le visite. Per questo la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Simone Romano, tecnico radiologo di 29 anni che ha lavorato in diverse cliniche della Capitale. L’udienza preliminare è stata fissata per il 24 settembre.
L’inchiesta è nata dalla denuncia di una ragazza minorenne che, durante una visita, si sarebbe accorta che il sanitario stava utilizzando il telefono per riprenderla. La giovane ha raccontato tutto alla madre, che si è rivolta immediatamente alla polizia. Dalle indagini sarebbe poi emerso un quadro ben più ampio.
Oltre 50 pazienti riprese di nascosto
Secondo l’accusa, tra il 2023 e il 2024 il 29enne avrebbe registrato 57 video di pazienti senza il loro consenso, approfittando del proprio ruolo all’interno delle strutture sanitarie in cui prestava servizio.
I filmati sarebbero stati realizzati in diverse cliniche situate tra Ostia, via Cassia, viale Somalia, Vigne Nuove, Tiburtino e La Storta. La Procura contesta il reato di interferenze illecite nella vita privata, aggravato dall’aver agito all’interno di luoghi destinati alla cura e all’assistenza sanitaria.
Nel telefono sequestrato dagli investigatori sarebbero stati trovati tutti i video, che documenterebbero le riprese effettuate durante gli esami diagnostici.
Le accuse di violenza sessuale
Oltre alle riprese abusive, il tecnico dovrà rispondere anche di violenza sessuale per due distinti episodi.
Il primo risale all’ottobre 2024, in una clinica della zona La Storta, dove avrebbe indotto una paziente minorenne a spogliarsi e a rimanere sul lettino indossando soltanto slip e corpetto. Con il pretesto di individuare i punti del dolore, secondo l’accusa, avrebbe poi palpeggiato glutei e genitali della ragazza, impedendole di esercitare liberamente il proprio diritto all’autodeterminazione.
Un episodio analogo sarebbe avvenuto alcuni mesi prima in una struttura sanitaria di Ostia, dove il radiologo avrebbe fatto assumere a una paziente la posizione di squat per poi toccarle l’interno coscia, l’addome, i fianchi e la parte bassa della schiena, sempre giustificando quei gesti come necessari all’esame clinico.
La seconda donna ha presentato denuncia solo successivamente, quando le indagini erano già in corso e gli investigatori avevano sequestrato lo smartphone del tecnico, nel quale sarebbero stati rinvenuti i video contestati. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Vittoria Bonfanti, mentre il 29enne è difeso dall’avvocato Salvatore Galati. La minorenne coinvolta nel primo episodio si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Sergio Stravino.
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