«Un uomo non muore da solo». E ancora: «Dovresti morire con i tuoi cari quando muori. Così nessuno deve soffrire per nessuno». Sono le inquietanti frasi pubblicate su Facebook dal presunto autore della strage di Casalotti, il 43enne bengalese Shahadat Hossain, ricercato per il triplice omicidio avvenuto nella serata di giovedì in via Montiglio.
Il post è stato pubblicato alle 21.33 del 25 giugno, circa ventiquattro ore prima del massacro. Dopo la diffusione della notizia, il messaggio è stato sommerso da commenti di indignazione. Tra questi anche quello di un utente che ha scritto: «Sei una persona cattiva. Tu sei un Faraone».
Le ricerche tra Roma, Frosinone e Regno Unito
Dopo la diffusione di nome e fotografia da parte della Procura, le ricerche del presunto killer proseguono senza sosta. Gli investigatori della Squadra Mobile stanno battendo ogni pista, dalla Capitale alla Ciociaria, fino al Regno Unito, dove l’uomo potrebbe aver mantenuto alcuni contatti.
Sul movente prende sempre più consistenza la pista sentimentale e passionale, anche se gli investigatori continuano a non escludere alcuna ipotesi. Tra queste resta aperta anche quella del suicidio, nel caso in cui il ricercato, dopo essere riuscito a far perdere le proprie tracce, abbia deciso di togliersi la vita.
La ricostruzione della strage
Secondo quanto ricostruito finora, il 43enne avrebbe dapprima ucciso con una mannaia la donna e la figlia all’interno dell’appartamento di via Montiglio, tentando poi di eliminare le tracce di sangue presenti nell’abitazione.
Intorno alle 22, il marito della donna è rientrato a casa insieme al figlio ventenne. Il presunto assassino, nascosto dietro una porta, li avrebbe aggrediti improvvisamente. Il padre è stato ucciso, mentre il giovane, seppur gravemente ferito, è riuscito a fuggire e a dare l’allarme, diventando il principale testimone della tragedia.
Le vittime e il racconto del sopravvissuto
A perdere la vita sono stati Kamal Uddin Babul, 39 anni, la moglie Jahan Hosne Momotay, 38 anni, e la figlia Islam Arowa, di sei anni. Una famiglia di origine bengalese che, secondo il racconto di vicini e conoscenti, conduceva una vita riservata ed era perfettamente integrata nel quartiere.
L’uomo viveva in Italia da circa quindici anni e lavorava nei pressi di un supermercato della zona Boccea, aiutando i clienti con i carrelli della spesa. La moglie e i due figli lo avevano raggiunto soltanto da un paio d’anni.
Determinante per le indagini è stata la testimonianza del figlio maggiore, Amir Hossain Ayan, unico sopravvissuto. Nonostante una profonda ferita all’addome e la copiosa perdita di sangue, il ventenne è riuscito a raggiungere la strada e a chiedere aiuto, venendo soccorso da un vicino che ha immediatamente allertato il 112.
La mannaia, la maglia e il passato del ricercato
Nel corso dei sopralluoghi gli investigatori hanno sequestrato una mannaia ritenuta compatibile con l’arma del delitto e una maglia blu, presumibilmente indossata dal killer durante l’aggressione, ritrovata nella parte finale di via Montiglio.
Alcuni residenti hanno riferito di aver visto un uomo allontanarsi a piedi con gli abiti sporchi di sangue subito dopo il delitto.
Emergono inoltre nuovi elementi sul profilo del ricercato. In passato avrebbe svolto attività politica all’interno del Bangladesh Nationalist Party (BNP), ricoprendo incarichi nell’organizzazione italiana e nel comitato estero del movimento. Proprio il giorno della strage avrebbe ottenuto dalla Questura di Frosinone il riconoscimento dello status di rifugiato politico, con il conseguente rilascio del permesso di soggiorno.
L’inchiesta
L’indagine è coordinata dalla Procura di Roma, con il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. Nei prossimi giorni saranno eseguite le autopsie sui corpi delle tre vittime presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università Cattolica.
Sulla tragedia è intervenuto anche il sindaco Roberto Gualtieri, che ha espresso il cordoglio della città: «Siamo vicini ai familiari e agli amici delle vittime e rivolgiamo un pensiero particolare al giovane figlio sopravvissuto».
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