Una struttura organizzata per controllare il territorio, anticipare i movimenti delle forze dell’ordine e garantire la continuità dello spaccio. È questo il quadro emerso dall’operazione condotta dalla polizia di Stato nell’area di Tor Bella Monaca, lungo l’asse di via dell’Archeologia, dove gli investigatori hanno smantellato una rete composta da più soggetti con compiti differenti. Il blitz ha portato all’arresto di nove persone e al sequestro di sostanze stupefacenti e denaro ritenuto provento dell’attività illecita.
Vedette e sistemi di allerta contro i controlli
L’indagine ha evidenziato un modello operativo consolidato, basato su una precisa organizzazione interna. All’interno della rete dello spaccio erano presenti vedette incaricate di sorvegliare costantemente gli accessi alle zone interessate, con il compito di individuare l’eventuale arrivo delle pattuglie e comunicare tempestivamente la presenza delle forze dell’ordine agli altri componenti del gruppo.
Il sistema prevedeva inoltre una serie di percorsi alternativi utilizzati per eludere i controlli. Corridoi, passaggi tra i comprensori e aree difficilmente accessibili venivano sfruttati come vie di fuga per rendere più complicati gli interventi degli agenti. Una strategia che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, permetteva agli spacciatori di adattarsi rapidamente alle operazioni di controllo sul territorio.
Cinque arresti nella filiera dello spaccio
I primi interventi hanno consentito alla polizia di individuare e interrompere una modalità di vendita organizzata secondo una sorta di filiera composta da più figure. Gli agenti del VI Distretto Casilino hanno ricostruito il funzionamento del meccanismo di comunicazione tra chi aveva il compito di monitorare l’area e chi procedeva alla cessione delle dosi.
Durante le attività sono stati fermati cinque giovani di origine nordafricana. Le perquisizioni hanno permesso di recuperare stupefacente nascosto in diversi punti strategici: tra i nascondigli individuati dagli investigatori sono comparsi anche spazi ricavati all’interno delle tubature, oltre a sistemi più tradizionali come pacchetti di sigarette utilizzati per occultare le dosi.
Complessivamente, nei primi interventi sono state sequestrate oltre 60 dosi di droga, tra hashish, cocaina e crack, insieme a circa 2mila euro in contanti. Il denaro, suddiviso in banconote di diverso taglio, è stato ritenuto collegato all’attività di spaccio.
Altri quattro pusher fermati con la modalità “delivery”
L’operazione ha poi riguardato altri quattro soggetti che, secondo la ricostruzione degli investigatori, agivano in modo più autonomo rispetto alla struttura principale. Gli spacciatori si muovevano a piedi oppure utilizzando piccole automobili, effettuando consegne all’interno dei lotti di edilizia popolare con una modalità simile a un servizio “delivery” della droga.
Anche in questo caso gli agenti hanno proceduto ai sequestri. Sono stati recuperati oltre 120 grammi complessivi di sostanze stupefacenti tra hashish, cocaina e crack, oltre a somme di denaro contante considerate il possibile guadagno derivante dalla vendita delle dosi.
Custodia cautelare e convalida degli arresti
Nel corso dell’attività investigativa è stata inoltre eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano. L’uomo è stato rintracciato dagli operatori del VI Distretto Casilino dopo una specifica attività di ricerca e successivamente trasferito presso la casa circondariale di Regina Coeli. Tutti gli arresti effettuati nell’ambito dell’operazione sono stati successivamente convalidati dall’autorità giudiziaria.
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