La guardia di finanza di Roma ha eseguito un maxi sequestro patrimoniale nei confronti di due imprenditori romani, proprietari nel tempo di un vasto insieme di beni immobiliari, attività commerciali e disponibilità finanziarie. Il valore complessivo del patrimonio sottoposto a provvedimento supera i 50 milioni di euro e comprende immobili di pregio, aziende, veicoli di lusso e rapporti economici.
Il sequestro è stato disposto nei confronti della coppia dopo le indagini condotte dal Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza capitolina. Secondo gli investigatori, la ricchezza accumulata dagli imprenditori sarebbe risultata non proporzionata rispetto ai redditi dichiarati ufficialmente al fisco.
Un patrimonio costruito attraverso numerose società
Dalle verifiche effettuate dagli investigatori sarebbe emerso un sistema imprenditoriale basato sulla creazione e sull’utilizzo di diverse società, alcune delle quali ritenute prive di adeguata autonomia patrimoniale. Gli imprenditori avrebbero operato attraverso 34 società costituite nel corso degli anni, con l’impiego anche di soggetti prestanome secondo l’ipotesi investigativa.
Le attività economiche della coppia sarebbero iniziate nei primi anni Duemila nel settore dell’antiquariato, dell’oggettistica e della vendita di souvenir. Successivamente gli interessi imprenditoriali si sarebbero ampliati verso altri comparti, tra cui la ristorazione, il settore ricettivo e il commercio di tabacchi.
Secondo quanto ricostruito dalla guardia di finanza, alcune società avrebbero avuto una durata operativa limitata e sarebbero state utilizzate anche attraverso operazioni come gli affitti di rami d’azienda. Gli investigatori ipotizzano che, nel tempo, tali modalità abbiano portato a un progressivo impoverimento dei patrimoni societari fino alla liquidazione o all’insolvenza delle imprese coinvolte.
Debiti fiscali e contributivi per oltre 6,7 milioni
Nel corso degli accertamenti sarebbe stata rilevata anche una sistematica omissione nel pagamento di imposte, tributi locali e contributi previdenziali e assistenziali. Il totale dei debiti accumulati dalle società coinvolte ammonterebbe a oltre 6,7 milioni di euro.
Le contestazioni alla base del provvedimento riguardano quindi il presunto squilibrio tra le disponibilità economiche effettive della coppia e quanto dichiarato negli anni, elemento che ha portato gli inquirenti a ricostruire la provenienza del patrimonio e le modalità con cui sarebbe stato accumulato.
Ville, ristoranti e strutture di lusso tra i beni sequestrati
Il provvedimento ha interessato l’intero patrimonio riconducibile ai due imprenditori. Tra i beni sequestrati figurano immobili di grande valore situati in zone prestigiose di Roma e in Sardegna, tra cui una villa nella zona dell’Olgiata e un’altra proprietà a Olbia, nella località di Portisco.
Sono stati inoltre sottoposti a sequestro automobili di lusso, un’imbarcazione, rapporti finanziari e il patrimonio aziendale di 22 imprese.
Tra le attività coinvolte figurano una tabaccheria situata nel centro della Capitale e diverse società operanti nella ristorazione. In particolare, il provvedimento riguarda pizzerie al taglio con punti vendita in alcune delle aree più frequentate dai turisti, come Pantheon, Largo di Torre Argentina e Trastevere.
Nel patrimonio sequestrato rientrano anche strutture ricettive di fascia alta, tra cui suite e residenze di lusso ospitate all’interno di palazzi storici del centro di Roma, lungo alcuni dei principali percorsi turistici della città.
Gestione affidata a un amministratore giudiziario
Per garantire la conservazione del valore economico dei beni e la continuità delle attività coinvolte, il Tribunale ha nominato un amministratore giudiziario incaricato della gestione del patrimonio sequestrato.
La misura rientra tra gli strumenti previsti dal Codice antimafia per sottrarre temporaneamente i beni alla disponibilità degli interessati, preservarne il valore e tutelare anche la posizione dei lavoratori impiegati nelle aziende coinvolte.
Il sequestro rappresenta uno dei più rilevanti interventi patrimoniali eseguiti negli ultimi tempi nella Capitale nei confronti di imprenditori ritenuti al centro di una possibile sproporzione tra ricchezze possedute e redditi dichiarati.
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