Sono arrivati al dodicesimo giorno gli interventi di ricerca di Luigi Cavallari, ingegnere e professore universitario di 84 anni, disperso dal 27 giugno scorso nelle acque del lago di Vico, nel territorio di Ronciglione, in provincia di Viterbo. L’uomo è scomparso dopo un tuffo dalla barca in località Fiorò e le operazioni di soccorso proseguono senza interruzioni, ma al momento non hanno portato al ritrovamento.
Sul posto continuano a operare squadre specializzate dei vigili del fuoco, con sommozzatori arrivati anche da diverse regioni italiane. Alle ricerche partecipano inoltre carabinieri, nuclei speciali come quello speleo-alpino-fluviale, guardia di finanza, polizia di Stato e volontari impegnati nelle attività di perlustrazione.
Fondamentale l’impiego di sonar e robot subacquei
Le ricerche si concentrano sia nelle aree vicine alla riva, dove il corpo potrebbe essere rimasto bloccato dalla vegetazione, sia soprattutto nelle profondità del lago. I soccorritori stanno utilizzando strumenti tecnologici avanzati per individuare eventuali tracce sul fondale, tra cui sonar, robot subacquei e droni.
I sonar permettono di esplorare le zone sommerse attraverso l’emissione di onde sonore e la successiva analisi del loro ritorno. Questo sistema consente di creare una mappatura del fondale e individuare oggetti o anomalie in ambienti dove la visibilità è molto ridotta.
Oltre ai sonar, vengono utilizzati dispositivi telecomandati dotati di telecamere per osservare le aree più difficili da raggiungere dai sommozzatori. Le squadre hanno impiegato anche droni aerei per controllare la superficie del lago e ricostruire gli spostamenti della barca dalla quale Cavallari si è tuffato.
Nel corso delle operazioni sono state effettuate anche simulazioni con un tender, una piccola imbarcazione utilizzata per analizzare la possibile traiettoria seguita dal mezzo e comprendere meglio la dinamica dell’accaduto.
Un fondale complesso da esplorare
Il lago di Vico presenta caratteristiche che rendono particolarmente difficili le attività di ricerca. La profondità dello specchio d’acqua arriva fino a circa 50 metri, mentre nella zona in cui si ipotizza sia caduto Cavallari il fondale potrebbe raggiungere circa 20 metri attraverso un tratto in pendenza.
A complicare gli interventi sono soprattutto le condizioni dell’ambiente subacqueo. Il lago, di origine vulcanica, presenta acqua fredda e spesso torbida, elementi che limitano la visibilità dei sommozzatori.
Secondo quanto spiegato da Mattia Azzella, docente di Botanica all’Università Sapienza di Roma, la struttura naturale del lago può rappresentare un ostacolo significativo per le operazioni. Nei primi metri di profondità è presente una fitta vegetazione acquatica, in particolare il Ceratophyllum demersum, una pianta non radicata che può formare accumuli e intrecci difficili da attraversare.
Più in profondità, invece, prevalgono zone caratterizzate dalla presenza di fango e da una visibilità estremamente ridotta, condizioni che rendono complicato individuare eventuali elementi sul fondo.
Le ricerche continuano senza una data di conclusione
Nonostante l’impegno delle squadre impegnate sul campo, finora non sono emerse novità sulle sorti dell’ingegnere. Le autorità non hanno ancora comunicato fino a quando proseguiranno le operazioni di ricerca, che vengono portate avanti con il massimo impiego di uomini e mezzi disponibili.
Gli specialisti continuano quindi a lavorare nelle diverse aree del lago, alternando immersioni, scansioni strumentali e controlli della superficie. L’obiettivo resta quello di ricostruire quanto accaduto e trovare Luigi Cavallari dopo la scomparsa avvenuta durante la giornata del 27 giugno.
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