Il virus West Nile è stato rilevato anche a Roma. Secondo l’ultimo bollettino diffuso dall’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e dalla Regione Lazio, nella Capitale sono stati registrati due casi, entrambi nel territorio della Asl Roma 3, che comprende i municipi X, XI e XII e il Comune di Fiumicino.
Il quadro aggiornato dei contagi nel Lazio
Nelle ultime ore sono stati confermati undici nuovi casi di infezione. Due riguardano la Asl Roma 3 e risultano entrambi ricoverati allo Spallanzani, otto sono stati individuati nella provincia di Latina e uno a Viterbo. Il totale complessivo dei casi accertati sale così a tredici.
Tra i pazienti, sei presentano la forma neuro-invasiva della malattia, considerata la più grave, sei hanno sviluppato sintomi febbrili e un caso riguarda un donatore asintomatico. Tutti i contagi risultano autoctoni, quindi contratti sul territorio regionale. Le analisi entomologiche e veterinarie hanno inoltre evidenziato la presenza del virus in un pool di zanzare su 77 campioni esaminati, oltre a un uccello e un cavallo risultati positivi.
Le misure della Regione Lazio
Con la conferma della circolazione del virus, la Regione ha diffuso nuove indicazioni rivolte a Asl, ospedali, medici di base e servizi veterinari. Alle aziende sanitarie di Roma e Latina viene richiesto di rafforzare la comunicazione e la sensibilizzazione del personale medico e veterinario, oltre ad avviare interventi mirati di disinfestazione contro le larve della zanzara Culex pipiens nel raggio di 200 metri dai focolai sospetti.
I Comuni sono stati invitati a garantire una gestione più attenta del territorio attraverso trattamenti antilarvali regolari nelle aree urbane, come tombini, caditoie e fontane, e nelle zone periferiche entro circa due chilometri dai centri abitati, includendo canali, fossati e scoline stradali.
Come si trasmette il West Nile
Secondo l’Istituto superiore di sanità , il West Nile virus ha come serbatoio naturale gli uccelli selvatici e le zanzare del genere Culex, che trasmettono l’infezione all’uomo attraverso la puntura. In rari casi il contagio può avvenire anche tramite trapianti di organi, trasfusioni di sangue o trasmissione madre-feto durante la gravidanza. Il virus non si trasmette da persona a persona.
Sintomi e decorso dell’infezione
Il periodo di incubazione varia generalmente tra due e quattordici giorni, ma può arrivare fino a ventuno nei soggetti immunodepressi. Nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica, mentre circa il 20% dei contagiati sviluppa sintomi come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati ed eruzioni cutanee.
Le manifestazioni cliniche durano in genere pochi giorni, ma possono protrarsi più a lungo nei soggetti fragili. Nei bambini prevale una forma lieve con febbre, nei giovani sintomi influenzali più evidenti, mentre negli anziani possono comparire complicanze neurologiche anche gravi.
Sorveglianza rafforzata nel territorio
Con la comparsa dei primi casi nella Capitale, le autorità sanitarie hanno intensificato il monitoraggio e le attività di prevenzione su tutto il territorio regionale. L’obiettivo è contenere la diffusione del virus attraverso controlli veterinari, disinfestazioni mirate e diagnosi tempestive dei casi sospetti.
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