Un appello a scegliere l’amore, il perdono e la pace anche di fronte alle ingiustizie e alle ferite subite. È il messaggio lanciato dal Papa durante la messa celebrata a Castel Gandolfo in occasione della festa di Santa Maria del Lago.
“Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bontà e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia.
Porgere l’altra guancia, dicono, è da perdenti, donare di fronte al rifiuto è da ingenui, perdonare senza limiti è da deboli.
Non c’è da stupirsi. Perfino per Pietro è stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare. Ma Gesù rimane categorico: solo la via dell’amore è la via della vita”.
Il monito contro ogni forma di violenza
Leone invita quindi a non considerare odio e violenza come possibili risposte alle ingiustizie, richiamando quanto accade quotidianamente tanto nelle relazioni personali quanto nei conflitti che attraversano il mondo.
“Non illudiamoci.
L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo”.
Il richiamo ai cristiani perseguitati
Al centro dell’omelia torna così il valore della carità vissuta quotidianamente, fino alle sue testimonianze più estreme. “Solo l’amore salva”, ribadisce il Papa che ricorda “la costanza fedele della carità di ogni giorno nei gesti più straordinari, fino al martirio, a volte, come accade purtroppo anche oggi a molti cristiani, in varie parti della terra”.
Il messaggio conclusivo guarda alla necessità di ritrovare speranza, serenità e pace, non soltanto nella dimensione individuale, ma anche nelle città e nei rapporti tra popoli e nazioni.
L’appello a non cedere al male
“Abbiamo tanto bisogno di vita, di speranza, di serenità, di pace, in noi stessi, nelle nostre città, tra i popoli e le nazioni – sottolinea quindi Leone -. Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanità e di corromperci nel cuore! Non conformiamoci alla mentalità del mondo. Continuiamo ad amare, a donare, a perdonare per preservare e far crescere, in noi e negli altri, la dignità infinita dell’immagine divina che portiamo nell’anima”.
Un invito che dalla celebrazione di Castel Gandolfo si allarga alla scena internazionale: respingere la logica della vendetta e continuare a scegliere il dialogo e la riconciliazione come strada per contrastare violenza e divisioni.
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