Truffa dei Gratta e Vinci, cinque ex dipendenti della concessionaria dello Stato accusati di danno erariale

Una truffa da oltre 25 milioni di euro ai danni dello Stato, con i protagonisti che manipolavano i server della società concessionaria per individuare i biglietti vincenti

Soldi

Un’inchiesta della procura regionale della Corte dei conti ha portato alla luce un’ingente truffa ai danni dello Stato, con un danno erariale che supera i 25 milioni di euro. I protagonisti di questa vicenda sono cinque ex dipendenti di una società concessionaria dello Stato, che gestiva il gioco dei “Gratta e Vinci”. I dipendenti, tra cui esperti informatici, sfruttando le proprie credenziali di accesso ai server della concessionaria, riuscivano a individuare in anticipo i biglietti vincenti. Dal 2016 al 2019, utilizzando un software appositamente sviluppato, riuscivano a localizzare questi biglietti nelle varie ricevitorie. Successivamente, venivano acquistati da terze persone, spesso parenti o amici degli stessi truffatori, per non destare sospetti.

La modalità della truffa

Il sistema messo in atto dai dipendenti coinvolti consentiva di manipolare il processo di vendita dei biglietti, con l’obiettivo di garantirsi vincite illecite. In condizioni normali, i ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti “Gratta e Vinci” vengono versati dalla società concessionaria all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che li raccoglie come utile erariale lordo. Questo include sia i premi vinti che quelli non reclamati. Tuttavia, grazie alla manipolazione, i premi associati ai biglietti individuati venivano incassati attraverso terzi, il che ha ridotto il patrimonio erariale e danneggiato le finanze pubbliche.

Il danno economico e d’immagine

Il danno patrimoniale subito dallo Stato ammonta a circa 25 milioni di euro, considerando che le vincite dei biglietti manipolati, se non fossero state acquistate tramite il sistema truffaldino, sarebbero rimaste nelle casse dello Stato. A questo danno economico si aggiunge un altro aspetto negativo, ovvero il danno d’immagine subito dall’amministrazione pubblica, che ha visto compromessa la propria integrità e affidabilità. La procura regionale della Corte dei conti ha quindi emesso un invito a dedurre nei confronti dei cinque ex dipendenti, imputando loro un danno erariale complessivo di 25.067.224 euro.

Indagini e responsabilità

L’indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza, che ha eseguito i necessari accertamenti contabili per ricostruire la truffa. I risultati dell’inchiesta hanno confermato l’esistenza di un piano illecito ben organizzato, che ha avuto un impatto diretto sulle finanze dello Stato. Il fatto che i dipendenti coinvolti fossero esperti informatici e abbiano agito con l’utilizzo di un software sofisticato evidenzia la complessità e la pianificazione della truffa.

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