Il piano di edificazione a Casal Grottoni, situato tra Decima e Torrino, sembra non trovare mai una soluzione definitiva. Nonostante vent’anni di opposizione da parte di cittadini e comitati, i costruttori continuano a riproporre il progetto, spingendo per ottenere l’autorizzazione politica per costruire.
Nuovi sviluppi a Roma sud
Negli ultimi giorni, l’attenzione si è nuovamente concentrata sulla zona sud di Roma, in particolare su via Sciangai, dove un tempo sorgeva l’IBM e oggi si trova la sede di Accenture. L’area è oggetto di un progetto edilizio che prevede la realizzazione di 60.000 metri quadrati di edifici residenziali e commerciali, con una netta prevalenza di spazi commerciali. Questo sviluppo rappresenta una “compensazione”, ovvero la costruzione in un luogo diverso da quello originariamente previsto, che in questo caso era il comprensorio di “Vicolo Clementi”.
Un progetto che nasce nel 2009
La storia del progetto risale a diversi anni fa. Già nel 2009, il XII municipio di Roma aveva richiesto una modifica alla delibera comunale del 2007, che approvava l’intervento. All’epoca, il problema principale era l’eccessivo numero di metri cubi commerciali previsti, considerando la già significativa presenza di attività simili nella zona di Torrino e Decima. Nonostante l’opposizione e le numerose raccolte di firme, incontri pubblici e interventi istituzionali, il progetto non è mai stato avviato. Nel frattempo, altri interventi simili, come quello di via della Grande Muraglia, sono stati completati, rappresentando una compensazione per la zona di Tor Marancia. Ora, tuttavia, sembra esserci una nuova spinta verso la ripresa del progetto di Casal Grottoni.
L’intervento del IX Municipio
Le recenti novità preoccupano il IX Municipio, che ha deciso di scrivere all’assessore all’urbanistica Maurizio Veloccia per richiedere un incontro urgente. La lettera, firmata dall’assessore Manuel Gagliardi e dalla presidente Titti Di Salvo, datata 3 settembre, sottolinea la necessità di aprire un tavolo di confronto per discutere l’impatto dell’intervento. Dal 2013, i costruttori hanno più volte manifestato l’intenzione di cambiare la destinazione d’uso da non residenziale a residenziale, ma tali richieste non hanno mai avuto seguito. Tuttavia, il vero motivo di preoccupazione per le autorità locali non è solo questo, bensì l’estensione dell’intervento in un’area che ha già subito una massiccia cementificazione negli ultimi dieci anni.
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