Sequestro shock a Roma, 17enne armata contro la polizia

Rapiti e picchiati due uomini: quattro arresti nella periferia est

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Un sequestro lampo, pestaggi, richieste di denaro e una pistola puntata contro agenti in borghese. È una vicenda ancora tutta da chiarire quella avvenuta nella periferia est di Roma, dove quattro persone, tra cui una ragazza di 17 anni, sono state arrestate con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione.

Secondo gli investigatori, dietro il rapimento di un cittadino tunisino e di un suo amico potrebbe esserci molto di più di un presunto debito da 4 mila euro.

Il blitz nell’abitazione

I fatti risalgono al 28 aprile. Nel pomeriggio la vittima viene prelevata con la forza dalla propria abitazione nella zona di Ponte Lungo e caricata insieme a un amico su un’auto.

I due vengono poi condotti in una cantina di un palazzo in via della Tenuta di Torrenova, dove sarebbero stati picchiati, immobilizzati e minacciati di morte.

Le minacce ai sequestrati

«Ci hanno spinto dentro a calci, poi ci hanno costretto a inginocchiarci e ci hanno legato le mani. Ripetevano che volevano i soldi e che se non glieli avessimo dati ci avrebbero ammazzati», avrebbe raccontato una delle vittime dopo la liberazione.

A guidare il gruppo, secondo quanto emerso, sarebbe stato un uomo italiano del 1971, con precedenti per droga.

Il fratello denuncia tutto

A far scattare le indagini è stato il fratello del tunisino, che ha trovato il coraggio di rivolgersi al distretto Casilino per chiedere aiuto.

Mentre si trovava negli uffici di polizia, sarebbe stato contattato telefonicamente dai rapitori. Al telefono una richiesta precisa: «Mi devi portare 4mila euro altrimenti tuo fratello non esce da qui».

La trattativa controllata

Il giovane, seguendo le indicazioni degli investigatori, avrebbe risposto di poter raccogliere solo 2 mila euro. Dall’altra parte il presunto capo della banda avrebbe replicato: «Se non trovi gli altri, portami gioielli o pezzi di valore».

Viene quindi fissato un incontro davanti al bar Paradise, in via della Tenuta di Torrenova.

L’intervento della polizia

Il fratello della vittima si presenta all’appuntamento accompagnato da agenti in borghese della Squadra Mobile e della VI Sezione Falchi.

Quando i poliziotti riconoscono i presunti sequestratori, scatta il blitz. Nasce una breve colluttazione e il gruppo tenta la fuga.

La pistola in mano alla minorenne

Durante quei momenti concitati, la 17enne avrebbe estratto dalla cintura dei pantaloni una pistola, puntandola verso gli agenti.

L’arma viene immediatamente sequestrata: si tratta di una Beretta calibro 7.65, con matricola abrasa e colpo in canna. La ragazza è stata denunciata anche per porto abusivo di arma.

La liberazione dei sequestrati

Dopo gli arresti, i fermati indicano il luogo dove erano tenute prigioniere le vittime. Gli agenti fanno irruzione nella cantina trovando i due uomini in stato di choc.

Piangevano, tremavano, con il volto tumefatto dalle botte e le mani legate dietro la schiena. Solo dopo aver capito che si trattava di poliziotti avrebbero iniziato a raccontare l’incubo vissuto per alcune ore.

Indagini ancora aperte

«Quando mi hanno preso a casa e caricato sull’auto mi hanno detto di stare zitto se lungo il tragitto ci avessero fermato e di dire che eravamo amici, mi puntavano una pistola», avrebbe riferito il tunisino.

Secondo gli investigatori, nessuno degli arrestati risulterebbe legato a clan di criminalità organizzata. Le indagini proseguono per chiarire il movente reale di un sequestro tanto violento.

Redazione

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