Si conclude definitivamente il procedimento giudiziario relativo al sequestro di Danilo Valeri, figlio di Maurizio Valeri, conosciuto negli ambienti della criminalità romana con il soprannome di “Sorcio”. La Corte di Cassazione ha respinto le impugnazioni presentate dagli avvocati degli imputati, rendendo irrevocabili le condanne già pronunciate nel processo d’appello.
A ricevere la pena più severa è stato Aboudramane Diaby, ex giocatore della formazione Primavera della Roma, condannato a nove anni di reclusione. Per Osvaldo Jimenez Gonzalez, cittadino di origine dominicana, è diventata definitiva una condanna a cinque anni di carcere.
La decisione dei giudici di legittimità ha posto fine alla vicenda processuale riguardante i due imputati, coinvolti nel rapimento avvenuto nella capitale durante la notte tra il 22 e il 23 dicembre 2022.
Il debito di droga dietro il sequestro del ventenne
Al centro della vicenda sarebbe emersa una controversia economica collegata al traffico di sostanze stupefacenti. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini e successivamente nei procedimenti giudiziari, il sequestro sarebbe stato organizzato nell’ambito di una richiesta di denaro.
La somma contestata ammontava inizialmente a 17mila euro, ma sarebbe stata successivamente ridimensionata a 9mila euro. Un debito che, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe rappresentato il movente della privazione della libertà del giovane.
Il nome della vittima aveva attirato particolare attenzione anche per i suoi legami familiari. Danilo Valeri è infatti il figlio di Maurizio Valeri, figura conosciuta nelle cronache giudiziarie romane per il suo coinvolgimento negli ambienti del narcotraffico, in particolare nell’area di San Basilio.
La posizione del padre avrebbe assunto un ruolo importante anche nelle fasi conclusive del rapimento, terminato proprio dopo il suo intervento.
Dalla notte a Ponte Milvio alla prigionia a Cinecittà
L’episodio si verificò nelle prime ore del 23 dicembre 2022, in una delle zone maggiormente frequentate della movida romana.
Danilo Valeri, allora ventenne, si trovava nei pressi del ristorante Moku, a Ponte Milvio, quando venne avvicinato e costretto con la forza a entrare in un’automobile. Erano circa le due del mattino.
Da quel momento il giovane rimase nelle mani dei sequestratori per diverse ore. Dopo essere stato prelevato, venne trasferito in un edificio alberghiero occupato nella zona di Cinecittà, dove fu trattenuto all’interno di una stanza.
La privazione della libertà si protrasse per circa dieci ore, durante le quali la vicenda rimase strettamente collegata alla questione economica che aveva determinato il rapimento.
La situazione si sbloccò soltanto in seguito all’intervento di Maurizio Valeri. Il giovane riuscì così a riottenere la libertà, ponendo fine a una vicenda che avrebbe successivamente portato all’apertura di un procedimento penale nei confronti dei responsabili.
Nove anni all’ex Primavera giallorosso
Tra gli elementi che hanno contribuito a dare risalto mediatico alla vicenda figura il passato sportivo di Aboudramane Diaby, che aveva militato nel settore giovanile dell’AS Roma.
L’ex calciatore, ventitreenne all’epoca della notizia sulla decisione definitiva, è stato condannato a nove anni di carcere. La sua posizione è stata esaminata anche nell’ultimo grado di giudizio, senza che il ricorso della difesa producesse modifiche alla pena precedentemente stabilita.
Analogo esito per Osvaldo Jimenez Gonzalez, venticinquenne originario della Repubblica Dominicana, nei confronti del quale è stata confermata la pena di cinque anni di reclusione.
Entrambi erano stati coinvolti nel procedimento relativo alla sottrazione e alla detenzione forzata del figlio del “Sorcio”, una vicenda che aveva riportato l’attenzione sui rapporti e sulle tensioni economiche presenti negli ambienti dello spaccio romano.
Il verdetto definitivo dei giudici
Con il pronunciamento della Suprema Corte, le pene stabilite nel giudizio di secondo grado sono diventate definitive.
Il rigetto dei ricorsi ha confermato integralmente le condanne a nove e cinque anni, chiudendo il percorso giudiziario ordinario per i due imputati.
Il caso, iniziato con il prelevamento forzato del ventenne davanti a un locale di Ponte Milvio e proseguito con la sua detenzione in una struttura occupata a Cinecittà, si è dunque concluso sul piano processuale con la conferma delle responsabilità accertate nei precedenti gradi di giudizio.
La decisione della Cassazione ha così definito una vicenda di cronaca giudiziaria romana nella quale si erano intrecciati un debito riconducibile al mondo degli stupefacenti, il rapimento di un giovane e il coinvolgimento di un ex calciatore delle giovanili giallorosse.
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