Un vero e proprio tesoro archeologico, con reperti risalenti a oltre 2.700 anni fa, è stato recuperato dai carabinieri e definitivamente restituito al patrimonio dello Stato. La scoperta risale al febbraio 2024, quando durante un controllo a Marina di Cerveteri i militari individuarono all’interno di un’automobile numerosi manufatti di straordinario interesse storico. Dopo la conclusione dell’iter giudiziario, la direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio ha disposto l’assegnazione dei beni alla soprintendenza per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, aprendo la strada alla loro conservazione ed esposizione pubblica.
Tra gli oggetti recuperati spiccano due rarissimi crateri etruschi a colonnette, decorati a figure rosse, databili ai primi decenni del III secolo avanti Cristo e attribuibili alla produzione del gruppo di Volterra. La collezione comprende inoltre un piatto ceretano della seconda metà del VII secolo avanti Cristo, caratterizzato da decorazioni geometriche e raffigurazioni di aironi. Di particolare interesse anche una grande phiale apula con una scena di corteggiamento, testimonianza delle tradizioni legate al banchetto e alla vita quotidiana nell’antichità . I manufatti coprono un arco cronologico che arriva fino alla piena età imperiale romana.
Dai tesori etruschi agli ex voto: i reperti saranno esposti nei musei
Il patrimonio recuperato comprende anche statuine votive, teste in terracotta e singolari riproduzioni anatomiche di mani, occhi e piedi, oggetti tradizionalmente destinati ai luoghi di culto. Si tratta di testimonianze riconducibili ai depositi sacri etrusco-laziali ed ellenistici del IV e III secolo avanti Cristo. Accanto a questi figurano rocchetti, pesi da telaio, balsamari, lucerne attiche e romane e ceramiche a vernice nera. Tra i pezzi più particolari emerge un raro exaleiptron, antico contenitore utilizzato per custodire profumi ed essenze, mentre un’imponente anfora romana di produzione iberica documenta anche le attività di trasporto e commercio dell’epoca.
I beni erano stati sottratti al circuito clandestino e alcuni risultavano interessati da tentativi di restauro artigianale effettuati con materiali non adeguati alla loro conservazione. Con il provvedimento di assegnazione definitiva, la soprintendenza ha stabilito che i reperti rimarranno a Cerveteri, dove saranno custoditi e resi accessibili al pubblico attraverso un’esposizione permanente nei musei del territorio. Una raccolta archeologica di notevole valore storico torna così nella disponibilità pubblica, consentendo di preservare testimonianze delle civiltà etrusca, greca e romana e di valorizzarle nel contesto culturale da cui provengono.
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